Tag: Comunità

  • SOMS: un progetto proibitivo o una priorità?

    SOMS: un progetto proibitivo o una priorità?

    A Codevilla si torna a parlare della ristrutturazione dell’edificio che ospitava la Società Operaia di Mutuo Soccorso; il costo stimato  del restauro conservativo è di oltre 700.000 euro

    Il tema non è essere “contro” a prescindere. Il tema è chiedersi se oggi questa sia davvero una priorità. Perché 700.000 euro non sono una cifra simbolica, soprattutto se per realizzare l’opera si è alla ricerca di fondi e contributi. E quando si parla di fondi pubblici è bene ricordarlo: non sono soldi gratuiti, ma risorse che derivano dalle tasse di tutti noi.
    La ristrutturazione porterebbe alla creazione di sale dedicate alle associazioni e di una sala congressi da circa 50 posti. Una struttura che sarebbe interamente gestita dal Comune, con tutti i costi connessi: personale, pulizie, utenze, manutenzioni. Non basta realizzare un edificio, bisogna poi mantenerlo negli anni. E qui nasce la domanda più importante: quanto sarà sostenibile nel tempo?

    SOMS di Codevilla allo stato attuale

    C’è poi un altro aspetto che non può essere ignorato. Il contesto in cui questa struttura si inserirebbe è già oggi sottodimensionato. Parliamo di parcheggi insufficienti, di gestione del traffico complessa, di viabilità che fatica a reggere nelle serate più frequentate. È ragionevole pensare di aggiungere un nuovo luogo di aggregazione senza prima risolvere questi problemi strutturali?
    Inoltre, dobbiamo chiederci se esista una reale necessità di un’ulteriore struttura. A Codevilla sono già disponibili la sala consiliare, le sale della biblioteca, spazi della Protezione Civile e diverse aree esterne comunali. Nei dintorni, poi, non mancano alternative: il Centro Commerciale Montebello, con cinema e ampi parcheggi; il Teatro Comunale di Retorbido; la sala SOMS di Torrazza Coste e le numerose strutture presenti a Voghera. Realtà già funzionanti, logisticamente più comode e con servizi adeguati. Ad oggi questo progetto è già costato circa 100.000 euro senza che sia stata mossa una pietra. Per questo abbiamo proposto una strada alternativa: valutare una collaborazione pubblico–privato, una joint venture che permetta di condividere costi e rischi, alleggerendo il peso sulle casse comunali e favorendo eventualmente uno sviluppo imprenditoriale locale. Ma anche qui bisogna essere realistici: oggi esiste davvero un soggetto disposto a investire una cifra importante a Codevilla, quando a pochi chilometri esistono strutture più attrattive?

    Infine, c’è un tema di metodo. In Consiglio Comunale è stato detto che la ristrutturazione della SOMS rappresenta un “sogno nel cassetto”. È comprensibile avere visioni e ambizioni. Tuttavia, chi amministra non è chiamato a realizzare sogni personali, ma a rispondere alle esigenze concrete della comunità.

    Prima vengono le priorità: parcheggi, viabilità, gestione del traffico, interventi che producano un beneficio immediato per i cittadini come ad esempio l’incentivazione all’apertura di un negozio di vicinato. Solo dopo si può discutere di nuovi spazi e nuovi investimenti.

    La domanda che dovremmo porci, senza pregiudizi, è semplice: tra le tante necessità del nostro Comune, questa è davvero quella più urgente? Oppure rischiamo di impegnare risorse importanti per una struttura che potrebbe rivelarsi, nel tempo, più un costo che un’opportunità?

    Progetto del PRIMO PIANO – SALA CONFERENZE
  • I marziani, il Comune e il tennis di Codevilla

    I marziani, il Comune e il tennis di Codevilla

    Circa 100.000 euro di denari pubblici bruciati in una battaglia legale surreale

    Se un marziano, proveniente da un pianeta vagamente razionale, fosse atterrato a Codevilla e avesse ascoltato l’ultimo consiglio comunale avrebbe pensato di essere finito nel mezzo d’una grande battaglia epica. Tra conflitti urbanistici giganteschi, opere pubbliche mastodontiche. Poi, grattandosi il casco spaziale, avrebbe scoperto la verità: la grande battaglia riguarda… un pallone. Un pallone gonfiabile. Una copertura stagionale che protegge due campi da tennis nei mesi invernali all’Ota, l’Oltrepò Tennis Academy. Un banalissimo pallone vicino a una strada molto trafficata. Viene montato quando arriva il freddo e smontato quando torna il caldo. Sei mesi su, sei mesi giù. 

    Il pallone, secondo il Comune, non si deve fare, in quanto impattante per il paesaggio (dove il paesaggio è un’area incolta adiacente a una strada provinciale, non proprio il Serengeti National Park). E così, una semplice struttura è diventata l’oggetto di una lunga e surreale vicenda giudiziaria, culminata con una sentenza del Consiglio di Stato che ha stabilito una cosa semplice: su questa materia deve decidere il consiglio comunale. So far so good. Non fosse che, nel frattempo, il Comune ha sborsato circa centomila euro di spese legali. Centomila euro di denaro pubblico ovvero dei cittadini. Per un pallone amovibile.

    Il marziano potrebbe iniziare a fare qualche domanda. Davvero non c’era modo di parlarne prima? Era davvero inevitabile perdere anni, spendere un capitale in avvocati e intasare i già intasati tribunali per un pallone amovibile? La scena diventa ancora più curiosa se il marziano osserva  Codevilla dall’alto e poi atterra all’Ota. Il pallone incriminato si trova tra due strutture simili, ma non rimovibili! Che però non sono oggetto del contendere… Due strutture permanenti ai lati, e il problema sarebbe proprio quella temporanea in mezzo? 

    Il marziano viene da un pianeta vagamente razionale e potrebbe restare perplesso, ma il racconto non finisce qui. Durante l’ultimo consiglio comunale il sindaco ha celebrato la vicenda come una vittoria dell’amministrazione, la difesa della legalità contro un privato che non avrebbe accettato le regole. Una narrazione forte. Peccato che, guardando la storia da fuori, l’impressione sia diversa. Perché su questa autocelebrazione restano sospesi alcuni dubbi. Non era possibile individuare una soluzione condivisa evitando anni di contenzioso e una montagna di spese fatte mettendo le mani nelle tasche dei cittadini? 

    Un altro punto curioso della storia. La sentenza ottenuta dal Comune sul suo diniego al “permesso di costruire” il pallone non dice che l’amministrazione aveva “ragione nel merito”. Cioè a considerarlo “impattante per il paesaggio”. Dice una cosa diversa: che la decisione, se ritenerlo o meno tale, rientra nella discrezionalità politica dell’amministrazione. In altre parole, il tribunale ha rimesso la palla – per restare in tema tennistico – al consiglio comunale.

    Il messaggio che rischia di uscire da tutta questa storia è decisamente negativo. Immaginiamo un imprenditore che guarda Codevilla da fuori. Uno che decide di investire milioni di euro sul territorio, costruendo strutture sportive, acquistando terreni, portando attività e visitatori. Che cosa vede? Vede anni di contenziosi, centomila euro di spese legali sborsate dal Comune in avvocati per ragioni che appaiono a dir poco irrazionali. Vede un pallone stagionale diventare oggetto di un lungo e costosissimo contenzioso giudiziario. E se la darebbe a gambe.

    In un territorio che non brilla per dinamismo economico, per usare un eufemismo molto spinto, il rischio è che queste vicende diventino un pessimo biglietto da visita. Perché un Comune piccolo dovrebbe probabilmente fare il contrario. Cercare il dialogo con chi investe, favorire iniziative che creano lavoro, attraggono persone, danno vita al territorio. Non trasformare ogni problema in una battaglia legale. A maggior ragione in un momento di grande popolarità del tennis. Anzi forse di massima popolarità di questo sport in Italia. L’Ota, tra l’altro, è una Tennis Accademy, aperta a tutti ma pensata per i giovani che vogliono affrontare la carriera agonistica. Un centro di eccellenza, non un tennis club qualsiasi.

    Una vicenda lunga anni. Centomila euro di spese legali, denaro dei contribuenti. Per una copertura stagionale per campi da tennis. D’inverno si mette e in primavera si toglie. E una grande autocelebrazione politica. A fine della serata il marziano risalirebbe sulla sua astronave per tornare su un pianeta razionale. Anche solo vagamente razionale. (Per marziano si intende genericamente un extraterrestre). 

  • Don Agostino Alberti e la rinascita dell’oratorio

    Don Agostino Alberti e la rinascita dell’oratorio

    Girando per i borghi ho scoperto che a Crocefieschi (GE), un paese arroccato sull’appennino ligure, c’è una piazza intitolata a un prete che ha lasciato il segno nella nostra comunità, don Agostino Alberti.
    Negli anni Novanta, Codevilla, dopo il periodo in cui era parroco don Andrea, è rimasta per un po’ senza una guida religiosa. L’oratorio era abbandonato da anni e i ragazzi lo affollavano solo per le lezioni di catechismo.
    Davanti a noi ragazzi – avremo avuto quattordici o quindici anni – si è presentato un anziano parroco, dall’aspetto bonario e un po’ trasandato. Dopo i primi momenti, chi lo ha conosciuto, ne è stato conquistato. Era affaticato nel fisico, ma la sua mente era una miniera d’oro, sempre attiva, vispa e la sua cultura incredibile. Don Alberti parlava con scioltezza sia di calcio sia di aramaico, incuriosendo chiunque. Ci raccontava che nel suo oratorio, a Crocefieschi, aveva visto crescere “O Rey”, Roberto Pruzzo uno dei migliori centroavanti della storia del calcio italiano, campione d’italia nel 1982/83 e tre volte capocannoniere della serie A. Don Alberti ha voluto subito che organizzassimo partite e tornei di calcio infiniti. Voleva coinvolgere tutti, anche le ragazze, e si è inventato intenditore di pallavolo. Era un grande appassionato di cose d’arte, cultura, ma anche di cibo e non disdegnava qualche buon bicchiere di vino insieme ai suoi amici, vecchi e nuovi.

    Foto del cortile dell’ex oratorio, che purtroppo non ospita più le attività di bambini e ragazzi

    In pochi mesi l’oratorio è esploso a tutte le ore di schiamazzi e ragazzi che giocavano e stavano insieme. Lui, seduto, si godeva lo spettacolo. Era originario del varzese e aveva l’abitudine di distribuire nomignoli ma nessuno si offendeva. Nonostante l’età, aiutava anche i ragazzi con lezioni private in varie materie e sentirlo parlare invogliava chiunque ad andare un po’ meglio a scuola. A Crocefieschi, dove per oltre trent’anni ha prestato il suo servizio pastorale, nel 2021 gli è stato dedicato una biografia intitolata Tonaca e cultura: don Agostino Alberti (di Roberta Cartasso, KC Edizioni, Genova). La lettura scorre liscia fra storie e aneddoti in cui don Agostino viene descritto come un uomo dotto e una persona attenta, con “l’odore delle pecore addosso”, perchè era cresciuto tra le montagne. Un giorno mi disse: «Quanto costa un bel pallone? Comprane cinque, qui mancano sempre. I soldi te li do io, sono i miei risparmi, che investo in gioia». Per tutta la vita non mi dimenticherò mai questa frase.

  • IL VALORE DEI RICORDI

    IL VALORE DEI RICORDI


    Qualche tempo fa, mia mamma Silvana aveva accettato con entusiasmo di raccontare fatti ed emozioni di Codevilla e dei suoi abitanti, immaginando di creare una piccola rubrica  su questo periodico, ancora solo nei nostri pensieri. Purtroppo un malore improvviso ce l’ha portata via, lasciando un grande vuoto in me e nelle persone che l’hanno conosciuta e amata. Il valore dei ricordi, è diventato così il suo ultimo pensiero, e ce lo lascia, con la semplicità con cui è vissuta. Ti auguriamo tutti di  aver esaudito il tuo desiderio: tornare – per sempre – a essere la stessa bambini serena che eri nell’aula di prima elementare.
    (Simone Marchesotti)

    Foto Storica delle scuole elementari di Codevilla
    Foto Storica delle scuole elementari di Codevilla

    Basta frequentare le strade del nostro paese per ricordarci di qualche luogo, negozio, trattoria, per renderci conto che gli anziani sono e sono stati la nostra forza nonché una miniera inesauribile di aneddoti; hanno “tirato su” le generazioni successive insegnando loro l’attitudine al sacrificio e, non da ultimo, l’arte di sgobbare da mattina a sera per rendere “meno grama” la quotidianità. Codevilla: in questo piccolo paese sono nata e sono “diventata grande” imparando il valore del sacrificio e dell’umiltà da mio padre e mia madre, tra affetti e insegnamenti che ho sempre cercato di trasmettere agli altri con un occhio al passato e uno al futuro, che ora purtroppo mi sembra molto incerto e difficoltoso.  Essere paesana, vivere il paese e amarlo, è sempre stato un motivo di orgoglio per me.

    Girare per la piazza e per le strade nei mesi estivi, parlare con la gente seduta davanti alle porte delle case, assistere all’avvicendarsi delle stagioni e all’arrivo e alla partenza delle rondini. Il primo ricordo, di grande valore morale e intellettuale, per tutti noi è senza dubbio la scuola elementare. Si tratta di un edifico di vecchia costruzione, ma di aspetto sempre nobile e severo, costruito su due piani: a quello inferiore l’asilo, al superiore la scuola elementare dove c’è un ampio corridoio tutto esposto alla luce del sole. La aule erano ampie e ricordo odoravano di gesso; c’era una vecchia lavagna e, appeso alle pareti, un antico alfabeto malfatto.

    Dentro l’aula c’era la vita di noi bambini, delle nostre famiglie, del paese che si rifletteva ogni giorno in quella stanza con sfaccettature diverse, perché, fin dai primi anni di vita, ciascuno di noi vede il mondo a modo suo. Descrivere i miei insegnanti di allora mi è un po’ difficile, è una grande responsabilità, ma possono essere sicuri che li ho molto amati. La maestra Mafalda, abbastanza anziana, leggera come un soffio, graziosa, incipriata in viso e sempre sorridente. Quando spiegava era molto seria e serena, e noi la ascoltavamo volentieri, ma appena uno si muoveva lo spediva dietro alla lavagna. Mi ricordo della maestra Carbone, aveva i capelli biondo chiaro con un po’ di ricciolini, portava un grembiule nero sempre sporco di gesso perché era molto brava a spiegare aritmetica alla lavagna.

    Dopo la prima elementare, mio papà Carlo e mia mamma Pasqualina hanno deciso di mandarmi dalle suore benedettine a Voghera, dove stavo tutto il giorno e, fra le altre, seguivo lezioni di musica e canto. Dopo settant’anni, nelle aule dell’ormai ex scuola elementare c’è la scuola di danza, e lo scorso anno portando mia nipote, all’entrata ho rivisto i vecchi banchi e mi è scappata qualche lacrima… Il tempo è passato, su questi ricordi e sul loro valore voglio ritornare la stessa bambina serena che ero nell’aula di prima elementare.      

    Foto Storica delle scuole elementari e Via Montebello di Codevilla
    Foto Storica delle scuole elementari e Via Montebello di Codevilla

    Silvana Vallazza