Tag: Voghera

  • L’arte di pagare quello che gli altri ricevono in dono

    L’arte di pagare quello che gli altri ricevono in dono

    Gli altri comuni hanno avuto la Skultocity senza sborsare soldi pubblici

    Skultocity ovvero l’arte di pagare quello che gli altri ricevono in dono. Le Skultocity sono opere che l’artista Stefano Bressani sta realizzando per diversi comuni italiani, con l’intento di rappresentare l’identità del luogo e promuovere il territorio. 
    Dal punto di vista estetico richiamano lo stile pop di un altro artista pavese, Marco Lodola. Ma Lodola lavora con il plexiglass, Bressani con la stoffa. Un po’ come Alighiero Boetti che si faceva ricamare mappe del mondo negli anni ‘70 in Afghanistan.  Niente esotiche ricamatrici afghane per Bressani; le Skultocity sono realizzate tagliando tessuti di abiti comunemente venduti nei negozi. Altra differenza: le sue sono opere nate espressamente per una committenza pubblica e non per il circuito artistico. 

    A Voghera, per esempio, esistono figure del ‘900 come Silverio Riva, Ambrogio Casati, Paolo Sanvico, Alberto Nobile che potrebbero essere al centro di percorsi espositivi, progetti culturali. E invece non esiste neanche uno spazio che finalmente rimetta insieme questi personaggi scomparsi per ricomporre una storia collettiva andata dispersa. A Codevilla la Collezione “Maria Maddalena Rossi”, visitabile solo su appuntamento, potrebbe essere maggiormente pubblicizzata, mentre sul sito del comune si trova solo qualche riga e non troppo invitante. Perché non puntare su una rilettura in chiave di genere visto che i soggetti sono quasi sempre donne? Tra l’altro la Rossi, importante figura, deputata e padre anzi madre costituente, ha davvero donato opere di grande valore: Renato Guttuso, Antonietta Raphael, Mario Mafai, Afro, Aligi Sassu, Robert Carrol, Emilio Greco, Mimmo Rotella… 

    Anche a Grangesises, in Val Susa, esiste una Skultocity. E’ stato un locale Consorzio a comprare e donare l’opera al comune. Ne esiste un’altra a Varzi. Non abbiamo ricevuto lumi dall’amministrazione comunale ma la collocazione – la biblioteca – non fa pensare a un investimento sentito, ammesso che di investimento si sia trattato. A Grangesises invece la tengono in piazza. A Codevilla la Skultocity si trova nella sala del Consiglio comunale e viene riprodotta come logo in diverse comunicazioni istituzionali. Ma restano alcune domande: qual è il senso di questa non trascurabile spesa? Qual è l’utilità in termini di promozione del territorio? È soprattutto: perché distinguersi dagli altri comuni pagando quello che loro hanno avuto in regalo da soggetti terzi?

    Lasciamo stare per un momento il senso di un investimento di questo tipo in termini di promozione del territorio. Prima di tutto vengono fuori altri aspetti. Osservando quello che accade nei territori vicini — e non solo — emerge che queste opere di norma non vengono vendute direttamente, ma pagate da un altro soggetto o donate. Per l’elenco di quelle realizzate, l’autore rimanda al sito personale.
    La prima Skultocity, quella che raffigura Matera, come mi spiega Bressani, è stata donata nel 2019 quando la città era capitale europea della cultura. Matera, dice, ha inserito l’opera nella collezione del museo di Palazzo Lanfranchi. L’autore ha avuto, come dichiara, un ritorno di immagine di livello internazionale, che gli è servito ad avviare il progetto. Attualmente la Skultocity dedicata a Matera è conservata in una sala del museo non esposta al pubblico ma visibile solo su appuntamento. Nell’elenco delle Skultocity presente sul sito dell’artista figura anche Milano. Il comune di Milano, da noi interpellato, dopo una “ricerca approfondita”, “negli archivi dell’Arte Pubblica e dell’Arredo Urbano”, nega di avere acquisito alcuna opera di Bressani a titolo gratuito oppure oneroso.
    Da Matera a Voghera: arriviamo all’ultima realizzazione. Come per altre opere si parla di “dono” ma Bressani spiega di non avere donato alcuna opera a parte quella di Matera. Si tratta dunque di una formula retorica che spesso viene ripresa senza approfondire da vari mezzi d’informazione. La Skultocity dedicata a Voghera sarà presentata in occasione della festa cittadina, la Sensia, il 18 maggio. Da quanto risulta l’opera non è stata pagata dal Comune ma dall’Asm, l’azienda che gestisce i principali servizi pubblici locali. A Cava Manara sono intervenuti soggetti privati, nello specifico un negozio di abbigliamento, “Melzi”, per festeggiare i 55 anni di attività. A Codevilla invece sono stati spesi 10.000 euro di denaro pubblico, divisi in due tranche da 5.000 a breve distanza una dall’altra. L’approvazione in un’unica soluzione avrebbe comportato un iter più rigido. Ma fermarsi qui sarebbe riduttivo e veniamo all’aspetto messo da parte all’inizio: il problema non è tanto aver pagato qualcosa che altri hanno ricevuto in dono o si sono fatti donare da soggetti terzi.
    Il problema è cosa si è deciso di pagare. Le Skultocity sono opere dichiaratamente seriali: cambia il nome del comune, cambiano alcuni dettagli paesaggistici e architettonici, ma il linguaggio resta sostanzialmente lo stesso. Colori accesi, una luna sullo sfondo, una cifra estetica replicabile per cui Matera diventa simile a Codevilla, mentre nella realtà non risulta che intorno a Mondondone ci siano case-grotta. Questo stile, decorativo e uniforme, richiama un immaginario da produzione seriale, da oggetto piacevole e colorato di gusto contemporaneo. Non vogliamo entrare nella critica del gusto, dove la serialità e la riconoscibilità sono un pregio per l’artista, ma restare sul pezzo: sfugge il senso per cui le Skultocity sarebbero uno strumento di promozione territoriale tale da meritare un investimento di diecimila euro. Una cifra del genere non sarebbe stato meglio spenderla per valorizzare quello che si ha o si potrebbe avere gratis e rappresenta l’identità e la storia locale?

    Skultocity – Codevilla