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  • MUTISMO SELETTIVO

    MUTISMO SELETTIVO

    Il consiglio comunale dovrebbe essere il luogo per eccellenza del confronto democratico. È qui che i rappresentanti dei cittadini, di maggioranza e minoranza, discutono, argomentano, si esprimono e spiegano le proprie posizioni. È qui che si dovrebbe dare forma a idee, opinioni, proposte e critiche, con la massima trasparenza e responsabilità.
    A Codevilla, però, questo principio – che dovrebbe essere naturale – spesso smette di esistere.
    Nel nostro consiglio comunale si è infatti instaurata una dinamica che potremmo definire di “mutismo selettivo”: la maggiornaza sceglie di parlare solo quando deve attaccare personalmente la minoranza, mentre evita accuratamente di spiegare le proprie posizioni, le proprie scelte e le ragioni dei propri voti. 
    Il confronto sui temi lascia il posto a gesti plateali, battute, schiamazzi, insulti e prese di posizione automatiche, dettate più dalla provenienza della proposta che dal suo contenuto.

    Gli episodi sono numerosi e ormai ricorrenti. Durante un consiglio comunale del giugno 2024, mentre un consigliere della minoranza stava esponendo il proprio intervento, uno dei consiglieri di maggioranza (la signora Vacchi) ha iniziato ad applaudire e a ululare. Un comportamento inaccettabile in qualunque consesso istituzionale, aggravato dal fatto che il Presidente del consiglio – che è anche il Sindaco – non ha ritenuto necessario intervenire, richiamare o ristabilire l’ordine, come invece prevedono le regole.
    Un altro episodio, ancora più significativo, risale al 2025. Un consigliere di maggioranza ha passato gran parte del tempo della seduta concentrato sul telefono. E’ stato così che, durante una votazione, probabilmente distratto, ha espresso voto favorevole a una proposta presentata da noi, consiglieri di minoranza. 
    Una semplice svista, certo. Ma la reazione del Sindaco è stata immediata e rivelatrice: “Ma come a favore! È una proposta della minoranza, quindi votiamo contro.” Dopo questa frase, il voto è stato ovviamente corretto. VISUALIZZA LA SEDUTA

    Due fatti emergono da questo episodio, al di là del fatto in sé. 
    Il primo: all’interno della maggioranza, il Sindaco esercita un controllo evidente sulla libertà di voto dei propri consiglieri. 
    Il secondo: il criterio con cui si vota non riguarda il contenuto della proposta ma esclusivamente la sua provenienza. Se viene dalla maggiornaza si vota a favore, se viene dalla minoranza si vota contro. A prescindere dal merito, dalla logica, dall’interesse dei cittadini. A questi esempi si aggiungono numerosi attacchi personali.  Non attacchi politici, non critiche nel merito delle nostre idee o delle nostre proposte – che sarebbero legittime e persino auspicabili – ma attacchi che riguardano le nostre professioni, il nostro livello di reddito, le case dove viviamo: argomentazioni dunque ridicole e fuori luogo. Una deriva che nulla ha a che vedere con la dialettica amministrativa e che contribuisce a trasformare il consiglio comunale in un luogo sempre meno rispettoso del ruolo che dovrebbe avere.

    Il risultato è evidente: il consiglio diventa una mera formalità, una messa in scena dove le decisioni sono prese altrove e i consiglieri di maggioranza si limitano a ratificare una linea già stabilita dal Capogruppo e dal Sindaco. 

    Nessuna discussione, nessun approfondimento, nessuna elaborazione autonoma, come dimostrano i fatti: su sette consiglieri di maggioranza, uno non ha mai aperto bocca nell’ultimo anno e l’altro l’ha aperta solo per quattro secondi (TEMPI DI INTERVENTO DEI CONSIGLIERI). Il principio per cui la maggioranza sostiene le proprie scelte non è di per sé sbagliato.  È fisiologico nella politica.  Ma ciò non può e non deve eliminare il confronto.  Ogni proposta portata in consiglio merita almeno una breve discussione basata sulle idee, sugli argomenti, sull’utilità per la collettività. Le decisioni prese perché “così deve essere”, o perché “viene da loro”, non sono decisioni politiche: sono riflessi condizionati. E quando un consiglio comunale si riduce a questo, a rimetterci non è la minoranza: sono i cittadini.