Tag: consiglio comunale

  • Maggioranza in fuga per la vicenda del revisore dei conti

    Maggioranza in fuga per la vicenda del revisore dei conti

    Sotto accusa il rinnovo dell’incarico senza sorteggio prefettizio. L’opposizione chiede una commissione d’indagine, ma la maggioranza prima abbandona l’aula e poi boccia la richiesta.

    Non è la commedia di Gogol’ Il revisore ma poco ci manca. Approfittando di una pausa chiesta da un consigliere della minoranza per andare in bagno, i colleghi della maggioranza abbandonano l’aula. Scoppia così, a Codevilla, in modo plateale, il caso del revisore dei conti. E’ una vicenda che sta sollevando interrogativi sulla regolarità di numerosi atti del comune e che ha già provocato un duro scontro politico in consiglio.

    Tutto inizia nell’aprile 2024, alla scadenza del mandato del revisore. In base alla normativa, la nomina deve avvenire per sorteggio da parte della Prefettura tra i nomi iscritti in un apposito elenco. Invece, da quanto emerso, si sarebbe proceduto con il rinnovo dell’incarico allo stesso professionista, Vincenzo Romeo, senza l’estrazione a sorte prevista dalla legge

    La nomina è avvenuta durante la precedente legislatura, quindi prima che l’attuale sindaco Marco Dapiaggi venisse rieletto per il secondo mandato. Dal momento della nuova nomina, il revisore ha continuato a esercitare le sue funzioni per circa quindici mesi, dall’aprile 2024 fino al luglio 2025. In questo periodo ha firmato e certificato diversi atti fondamentali dell’amministrazione comunale, tra cui bilanci preventivi, bilanci consuntivi e altri atti contabili di rilievo. Il nodo della vicenda riguarda la legittimità della nomina, mancando la quale il revisore avrebbe operato senza un mandato regolare, pur apponendo il sigillo e le firme su atti ufficiali.

    Durante la pausa “bagno” chiesta dal consigliere Gianni Bruno, la maggioranza (a sinistra dell’aula) si organizza per abbandonare la seduta, mentre la minoranza resta ai propri posti sulla destra.
    Al rientro dalla pausa l’aula è rimasta con la sola minoranza, visibile sulla destra: la maggioranza, che occupava i banchi sulla sinistra, ha abbandonato la seduta facendo mancare il numero legale

    Un’estate fa

    Il ruolo del revisore dei conti negli enti locali è una figura di garanzia fondamentale. Ha il compito di vigilare sulla regolarità contabile e finanziaria dell’ente, verificare i bilanci e controllare che l’attività amministrativa si svolga nel rispetto delle norme e dell’equilibrio dei conti pubblici. Proprio per questo, la normativa prevede una procedura rigorosa e trasparente per la nomina, affidata al sorteggio tra professionisti iscritti negli elenchi della Prefettura.

    L’anomalia, che risale al 2024, emerge l’8 luglio scorso. Quando la Prefettura invia una comunicazione al comune di Codevilla. E intima di annullare la delibera di nomina di Romeo. Quindi procede con l’estrazione a sorte di un nuovo revisore, tra quelli presenti nell’elenco prefettizio. Viene scelto Mariano Allegro. Vincenzo Romeo rassegna le dimissioni dall’incarico solo dopo la nomina del successore.  Le dimissioni dovrebbero avvenire con 45 giorni di preavviso, ma evidentemente un’anomalia genera l’altra.

    La fuga durante la pausa bagno

    Arriviamo al consiglio comunale in cui esplode il caso – il 9 febbraio di quest’anno – e i consiglieri di maggioranza abbandonano l’aula durante la breve interruzione per permettere al consigliere di minoranza di andare alla toilette. A cosa si deve questa clamorosa e puerile fuga, oltreché all’opportunità della pausa bagno? L’opposizione ha chiesto di istituire una commissione d’indagine per fare piena luce sull’intera vicenda: dalla nomina ritenuta irregolare fino alle dimissioni, e soprattutto per chiarire quali conseguenze possa aver avuto la presenza per oltre un anno di un revisore privo di un incarico, a quanto emerge, formalmente regolare. La risposta della maggioranza è far mancare il numero legale per evitare persino di affrontare l’argomento.

    Nel consiglio comunale successivo – 19 febbraio -, la richiesta viene ripresentata. Ma anche in quell’occasione la maggioranza boccia la commissione qualificando questa delicatissima materia come una cosa senza importanza. Una decisione che ha sollevato ulteriori interrogativi tra i consiglieri di opposizione e tra diversi cittadini. La commissione richiesta, infatti, non sarebbe un organismo esterno, ma  sarebbe composta dagli stessi rappresentanti politici dell’ente. Proprio per questo la domanda che resta sul tavolo è semplice. Perché opporsi alla creazione di una commissione che avrebbe l’unico scopo di ricostruire con chiarezza quanto accaduto? Quali responsabilità ci sono state nella gestione della nomina del revisore? Quali potrebbero essere le conseguenze delle irregolarità emerse? E soprattutto quale impatto potrebbero avere sugli atti firmati durante i quindici mesi in cui il revisore ha esercitato le sue funzioni? Sono domande alle quali, per il momento, il consiglio comunale ha deciso di non dare risposta. 


    SINTESI/MASSIMA
    L'Amministrazione comunale non può in alcun modo rieleggere il proprio organo di revisione in scadenza, ma deve procedere al rinnovo dello stesso chiedendo alla Prefettura l'estrazione dall'Elenco dei revisori degli enti locali.

    TESTO DEL PARERE
    Si fa riferimento alla richiesta inviata per mail con la quale un Sindaco ha chiesto le valutazioni di questa Amministrazione circa la possibilità del rinnovo dell'incarico del revisore in carica, senza richiedere alla competente Prefettura un nuovo sorteggio dall'Elenco dei revisori dei conti degli enti locali. Al riguardo, si precisa quanto segue. Come è noto, l'articolo 16, comma 25, del decreto legge 138 del 2011, ha previsto che, a decorrere dal primo rinnovo dell'organo di revisione successivo alla data di entrata in vigore dello stesso decreto legge, i revisori dei conti degli enti locali sono scelti mediante estrazione da un apposito elenco. Detta disposizione, pur senza apportare espresse modifiche alle previsioni di cui agli articoli 234 e seguenti del decreto legislativo 18 agosto 2000, n.267, ha innovato sostanzialmente le modalità di scelta dei revisori dei conti degli enti locali, i quali, a decorrere dalla data di effettivo avvio del nuovo sistema di scelta dei revisori, avvenuto in data 10 dicembre 2012, ferma restando la nomina con delibera del Consiglio dell'ente, vengono scelti mediante estrazione a sorte da un apposito elenco. A decorrere da tale data, pertanto, ferma restando la nomina dei revisori con deliberazione del Consiglio dell'ente e la vigenza degli altri istituti non modificati dalle richiamate disposizioni, i revisori sono scelti con le modalità previste dalla normativa suddetta. Risulta evidente che, essendo la scelta dei revisori da nominare demandata all'estrazione casuale dall'apposito Elenco, non possa più procedersi alla nomina dei medesimi revisori in scadenza, che si concretizzerebbe nella scelta dei nominativi da nominare, in palese contrasto, quindi, con le nuove modalità di scelta previste dal citato articolo 16, comma 25, del decreto legge 138 del 2011. Il legislatore con il Decreto Legge 26 ottobre 2019, n.124, convertito con la legge 19 dicembre 2019, n.157, all'articolo 57 ter, lettera b), ha modificato la previgente disposizione normativa dell'articolo 16, comma 25, del decreto legge 13 agosto 2011, n.138, aggiungendo il comma 25 bis. Tale comma, in deroga al comma 25, prevede, negli organi di revisione in composizione collegiale, la scelta, da parte dei consigli comunali, provinciali, delle città metropolitane e delle unioni che esercitano in forma associata tutte le funzioni fondamentali, del componente con funzioni di Presidente tra i soggetti inseriti nella fascia 3 formata ai sensi del regolamento di cui al decreto del Ministero dell'Interno n.23 del 2012. Detta deroga ha permesso agli Amministratori degli enti locali di riappropriarsi di una specifica facoltà nello scegliere il Presidente del Collegio senza procedere all'estrazione dall'Elenco, come invece previsto per gli altri due componenti. Nulla, invece, è stato innovato relativamente agli organi di revisione monocratici, come, peraltro, appare evidente anche nella nota inserita nella mail dove è riportato che "Pertanto, solo per gli enti che hanno un organo collegiale è possibile la rielezione del solo presidente, procedendo con avviso pubblico o senza in base alle regole di organizzazione e di funzionamento (previste nel regolamento di contabilità o altra disposizione) o alla prassi seguita. Negli altri casi (per l'organo monocratico e per la nomina dei due componenti diversi dal presidente negli organi collegiali) la nomina avviene mediante il sistema del sorteggio.". Ciò premesso, si ritiene che quanto previsto dall'articolo 235, comma 1, del testo unico 267 del 2000 "i suoi componenti non possono svolgere l'incarico per più di due volte nello stesso ente locale”, debba intendersi riferito, in vigenza delle nuove modalità di scelta, alla possibilità di espletare presso lo stesso ente non più di due incarichi - che per il revisore monocratico o per i due componenti del collegio devono essere comunque conseguenti alla scelta casuale mediante estrazione dall'Elenco, mentre per la nomina del solo Presidente del collegio la scelta può essere fatta direttamente dall'Ente tra i soggetti iscritti in Elenco in fascia 3. Per quanto sopra esposto, si ritiene che codesta Amministrazione comunale non possa in alcun modo rieleggere il proprio organo di revisione in scadenza, ma debba procedere al rinnovo dello stesso con le modalità previste dal Regolamento approvato con decreto del Ministro dell'Interno 15 febbraio 2012, n.23.

    FONTE: https://dait.interno.gov.it/pareri/102713

  • SOMS: un progetto proibitivo o una priorità?

    SOMS: un progetto proibitivo o una priorità?

    A Codevilla si torna a parlare della ristrutturazione dell’edificio che ospitava la Società Operaia di Mutuo Soccorso; il costo stimato  del restauro conservativo è di oltre 700.000 euro

    Il tema non è essere “contro” a prescindere. Il tema è chiedersi se oggi questa sia davvero una priorità. Perché 700.000 euro non sono una cifra simbolica, soprattutto se per realizzare l’opera si è alla ricerca di fondi e contributi. E quando si parla di fondi pubblici è bene ricordarlo: non sono soldi gratuiti, ma risorse che derivano dalle tasse di tutti noi.
    La ristrutturazione porterebbe alla creazione di sale dedicate alle associazioni e di una sala congressi da circa 50 posti. Una struttura che sarebbe interamente gestita dal Comune, con tutti i costi connessi: personale, pulizie, utenze, manutenzioni. Non basta realizzare un edificio, bisogna poi mantenerlo negli anni. E qui nasce la domanda più importante: quanto sarà sostenibile nel tempo?

    SOMS di Codevilla allo stato attuale

    C’è poi un altro aspetto che non può essere ignorato. Il contesto in cui questa struttura si inserirebbe è già oggi sottodimensionato. Parliamo di parcheggi insufficienti, di gestione del traffico complessa, di viabilità che fatica a reggere nelle serate più frequentate. È ragionevole pensare di aggiungere un nuovo luogo di aggregazione senza prima risolvere questi problemi strutturali?
    Inoltre, dobbiamo chiederci se esista una reale necessità di un’ulteriore struttura. A Codevilla sono già disponibili la sala consiliare, le sale della biblioteca, spazi della Protezione Civile e diverse aree esterne comunali. Nei dintorni, poi, non mancano alternative: il Centro Commerciale Montebello, con cinema e ampi parcheggi; il Teatro Comunale di Retorbido; la sala SOMS di Torrazza Coste e le numerose strutture presenti a Voghera. Realtà già funzionanti, logisticamente più comode e con servizi adeguati. Ad oggi questo progetto è già costato circa 100.000 euro senza che sia stata mossa una pietra. Per questo abbiamo proposto una strada alternativa: valutare una collaborazione pubblico–privato, una joint venture che permetta di condividere costi e rischi, alleggerendo il peso sulle casse comunali e favorendo eventualmente uno sviluppo imprenditoriale locale. Ma anche qui bisogna essere realistici: oggi esiste davvero un soggetto disposto a investire una cifra importante a Codevilla, quando a pochi chilometri esistono strutture più attrattive?

    Infine, c’è un tema di metodo. In Consiglio Comunale è stato detto che la ristrutturazione della SOMS rappresenta un “sogno nel cassetto”. È comprensibile avere visioni e ambizioni. Tuttavia, chi amministra non è chiamato a realizzare sogni personali, ma a rispondere alle esigenze concrete della comunità.

    Prima vengono le priorità: parcheggi, viabilità, gestione del traffico, interventi che producano un beneficio immediato per i cittadini come ad esempio l’incentivazione all’apertura di un negozio di vicinato. Solo dopo si può discutere di nuovi spazi e nuovi investimenti.

    La domanda che dovremmo porci, senza pregiudizi, è semplice: tra le tante necessità del nostro Comune, questa è davvero quella più urgente? Oppure rischiamo di impegnare risorse importanti per una struttura che potrebbe rivelarsi, nel tempo, più un costo che un’opportunità?

    Progetto del PRIMO PIANO – SALA CONFERENZE
  • I marziani, il Comune e il tennis di Codevilla

    I marziani, il Comune e il tennis di Codevilla

    Circa 100.000 euro di denari pubblici bruciati in una battaglia legale surreale

    Se un marziano, proveniente da un pianeta vagamente razionale, fosse atterrato a Codevilla e avesse ascoltato l’ultimo consiglio comunale avrebbe pensato di essere finito nel mezzo d’una grande battaglia epica. Tra conflitti urbanistici giganteschi, opere pubbliche mastodontiche. Poi, grattandosi il casco spaziale, avrebbe scoperto la verità: la grande battaglia riguarda… un pallone. Un pallone gonfiabile. Una copertura stagionale che protegge due campi da tennis nei mesi invernali all’Ota, l’Oltrepò Tennis Academy. Un banalissimo pallone vicino a una strada molto trafficata. Viene montato quando arriva il freddo e smontato quando torna il caldo. Sei mesi su, sei mesi giù. 

    Il pallone, secondo il Comune, non si deve fare, in quanto impattante per il paesaggio (dove il paesaggio è un’area incolta adiacente a una strada provinciale, non proprio il Serengeti National Park). E così, una semplice struttura è diventata l’oggetto di una lunga e surreale vicenda giudiziaria, culminata con una sentenza del Consiglio di Stato che ha stabilito una cosa semplice: su questa materia deve decidere il consiglio comunale. So far so good. Non fosse che, nel frattempo, il Comune ha sborsato circa centomila euro di spese legali. Centomila euro di denaro pubblico ovvero dei cittadini. Per un pallone amovibile.

    Il marziano potrebbe iniziare a fare qualche domanda. Davvero non c’era modo di parlarne prima? Era davvero inevitabile perdere anni, spendere un capitale in avvocati e intasare i già intasati tribunali per un pallone amovibile? La scena diventa ancora più curiosa se il marziano osserva  Codevilla dall’alto e poi atterra all’Ota. Il pallone incriminato si trova tra due strutture simili, ma non rimovibili! Che però non sono oggetto del contendere… Due strutture permanenti ai lati, e il problema sarebbe proprio quella temporanea in mezzo? 

    Il marziano viene da un pianeta vagamente razionale e potrebbe restare perplesso, ma il racconto non finisce qui. Durante l’ultimo consiglio comunale il sindaco ha celebrato la vicenda come una vittoria dell’amministrazione, la difesa della legalità contro un privato che non avrebbe accettato le regole. Una narrazione forte. Peccato che, guardando la storia da fuori, l’impressione sia diversa. Perché su questa autocelebrazione restano sospesi alcuni dubbi. Non era possibile individuare una soluzione condivisa evitando anni di contenzioso e una montagna di spese fatte mettendo le mani nelle tasche dei cittadini? 

    Un altro punto curioso della storia. La sentenza ottenuta dal Comune sul suo diniego al “permesso di costruire” il pallone non dice che l’amministrazione aveva “ragione nel merito”. Cioè a considerarlo “impattante per il paesaggio”. Dice una cosa diversa: che la decisione, se ritenerlo o meno tale, rientra nella discrezionalità politica dell’amministrazione. In altre parole, il tribunale ha rimesso la palla – per restare in tema tennistico – al consiglio comunale.

    Il messaggio che rischia di uscire da tutta questa storia è decisamente negativo. Immaginiamo un imprenditore che guarda Codevilla da fuori. Uno che decide di investire milioni di euro sul territorio, costruendo strutture sportive, acquistando terreni, portando attività e visitatori. Che cosa vede? Vede anni di contenziosi, centomila euro di spese legali sborsate dal Comune in avvocati per ragioni che appaiono a dir poco irrazionali. Vede un pallone stagionale diventare oggetto di un lungo e costosissimo contenzioso giudiziario. E se la darebbe a gambe.

    In un territorio che non brilla per dinamismo economico, per usare un eufemismo molto spinto, il rischio è che queste vicende diventino un pessimo biglietto da visita. Perché un Comune piccolo dovrebbe probabilmente fare il contrario. Cercare il dialogo con chi investe, favorire iniziative che creano lavoro, attraggono persone, danno vita al territorio. Non trasformare ogni problema in una battaglia legale. A maggior ragione in un momento di grande popolarità del tennis. Anzi forse di massima popolarità di questo sport in Italia. L’Ota, tra l’altro, è una Tennis Accademy, aperta a tutti ma pensata per i giovani che vogliono affrontare la carriera agonistica. Un centro di eccellenza, non un tennis club qualsiasi.

    Una vicenda lunga anni. Centomila euro di spese legali, denaro dei contribuenti. Per una copertura stagionale per campi da tennis. D’inverno si mette e in primavera si toglie. E una grande autocelebrazione politica. A fine della serata il marziano risalirebbe sulla sua astronave per tornare su un pianeta razionale. Anche solo vagamente razionale. (Per marziano si intende genericamente un extraterrestre). 

  • MUTISMO SELETTIVO

    MUTISMO SELETTIVO

    Il consiglio comunale dovrebbe essere il luogo per eccellenza del confronto democratico. È qui che i rappresentanti dei cittadini, di maggioranza e minoranza, discutono, argomentano, si esprimono e spiegano le proprie posizioni. È qui che si dovrebbe dare forma a idee, opinioni, proposte e critiche, con la massima trasparenza e responsabilità.
    A Codevilla, però, questo principio – che dovrebbe essere naturale – spesso smette di esistere.
    Nel nostro consiglio comunale si è infatti instaurata una dinamica che potremmo definire di “mutismo selettivo”: la maggiornaza sceglie di parlare solo quando deve attaccare personalmente la minoranza, mentre evita accuratamente di spiegare le proprie posizioni, le proprie scelte e le ragioni dei propri voti. 
    Il confronto sui temi lascia il posto a gesti plateali, battute, schiamazzi, insulti e prese di posizione automatiche, dettate più dalla provenienza della proposta che dal suo contenuto.

    Gli episodi sono numerosi e ormai ricorrenti. Durante un consiglio comunale del giugno 2024, mentre un consigliere della minoranza stava esponendo il proprio intervento, uno dei consiglieri di maggioranza (la signora Vacchi) ha iniziato ad applaudire e a ululare. Un comportamento inaccettabile in qualunque consesso istituzionale, aggravato dal fatto che il Presidente del consiglio – che è anche il Sindaco – non ha ritenuto necessario intervenire, richiamare o ristabilire l’ordine, come invece prevedono le regole.
    Un altro episodio, ancora più significativo, risale al 2025. Un consigliere di maggioranza ha passato gran parte del tempo della seduta concentrato sul telefono. E’ stato così che, durante una votazione, probabilmente distratto, ha espresso voto favorevole a una proposta presentata da noi, consiglieri di minoranza. 
    Una semplice svista, certo. Ma la reazione del Sindaco è stata immediata e rivelatrice: “Ma come a favore! È una proposta della minoranza, quindi votiamo contro.” Dopo questa frase, il voto è stato ovviamente corretto. VISUALIZZA LA SEDUTA

    Due fatti emergono da questo episodio, al di là del fatto in sé. 
    Il primo: all’interno della maggioranza, il Sindaco esercita un controllo evidente sulla libertà di voto dei propri consiglieri. 
    Il secondo: il criterio con cui si vota non riguarda il contenuto della proposta ma esclusivamente la sua provenienza. Se viene dalla maggiornaza si vota a favore, se viene dalla minoranza si vota contro. A prescindere dal merito, dalla logica, dall’interesse dei cittadini. A questi esempi si aggiungono numerosi attacchi personali.  Non attacchi politici, non critiche nel merito delle nostre idee o delle nostre proposte – che sarebbero legittime e persino auspicabili – ma attacchi che riguardano le nostre professioni, il nostro livello di reddito, le case dove viviamo: argomentazioni dunque ridicole e fuori luogo. Una deriva che nulla ha a che vedere con la dialettica amministrativa e che contribuisce a trasformare il consiglio comunale in un luogo sempre meno rispettoso del ruolo che dovrebbe avere.

    Il risultato è evidente: il consiglio diventa una mera formalità, una messa in scena dove le decisioni sono prese altrove e i consiglieri di maggioranza si limitano a ratificare una linea già stabilita dal Capogruppo e dal Sindaco. 

    Nessuna discussione, nessun approfondimento, nessuna elaborazione autonoma, come dimostrano i fatti: su sette consiglieri di maggioranza, uno non ha mai aperto bocca nell’ultimo anno e l’altro l’ha aperta solo per quattro secondi (TEMPI DI INTERVENTO DEI CONSIGLIERI). Il principio per cui la maggioranza sostiene le proprie scelte non è di per sé sbagliato.  È fisiologico nella politica.  Ma ciò non può e non deve eliminare il confronto.  Ogni proposta portata in consiglio merita almeno una breve discussione basata sulle idee, sugli argomenti, sull’utilità per la collettività. Le decisioni prese perché “così deve essere”, o perché “viene da loro”, non sono decisioni politiche: sono riflessi condizionati. E quando un consiglio comunale si riduce a questo, a rimetterci non è la minoranza: sono i cittadini.

  • CONSIGLIO COMUNALE: chi parla e chi tace

    CONSIGLIO COMUNALE: chi parla e chi tace

    Il grafico mostra la suddivisione del tempo totale degli interventi svolti da:
    – Consiglieri Comunali;
    – Assessori;
    – Presidente nonché Sindaco

    i dati sono aggiornati al 21/12/2025 e provengono dalla piattaforma codevilla.consiglicloud
    il dato “grezzo” viene fornito da Microvision S.R.L.

    La tabella mostra la fonte di dati su cui viene elaborato il grafico.

    SCARICA I DATI INTEGRALI

    Consiglio Comunale 21/12/2025

    Persona Carica Durata TOT MEDIA Numero PERCENTUALI
    Marco DAPIAGGI Sindaco 03:03:07 00:30:31 10987 46,29
    Gianni BRUNO Consigliere di Minoranza 01:28:19 00:14:43 5299 22,33
    Giovanni CRISTIANI Vicesindaco – Assessore – Consigliere 00:54:03 00:09:01 3243 13,66
    Sara VACCHI Consigliere di maggioranza 00:29:09 00:04:52 1749 7,37
    Matteo COPELLI Consigliere di Minoranza 00:16:59 00:02:50 1019 4,29
    Ombretta TAMBURELLI Assessore – Consigliere 00:13:59 00:02:20 839 3,54
    Simone MARCHESOTTI Consigliere di minoranza 00:05:11 00:00:52 311 1,31
    Michela QUAGLINI consigliere di Maggioranza 00:02:27 00:00:25 147 0,62
    Simone FIORI Consigliere di maggioranza 00:02:15 00:00:23 135 0,57
    Stefano CRISTIANI Consigliere di maggioranza 00:00:04 00:00:01 4 0,02
    Donatella DORIA  Consigliere Maggioranza 00:00:00 00:00:00 0 0,00
      TOTALE INTERVENTI  06:35:33 00:06:00 23733 100