Circa 100.000 euro di denari pubblici bruciati in una battaglia legale surreale
Se un marziano, proveniente da un pianeta vagamente razionale, fosse atterrato a Codevilla e avesse ascoltato l’ultimo consiglio comunale avrebbe pensato di essere finito nel mezzo d’una grande battaglia epica. Tra conflitti urbanistici giganteschi, opere pubbliche mastodontiche. Poi, grattandosi il casco spaziale, avrebbe scoperto la verità: la grande battaglia riguarda… un pallone. Un pallone gonfiabile. Una copertura stagionale che protegge due campi da tennis nei mesi invernali all’Ota, l’Oltrepò Tennis Academy. Un banalissimo pallone vicino a una strada molto trafficata. Viene montato quando arriva il freddo e smontato quando torna il caldo. Sei mesi su, sei mesi giù.
Il pallone, secondo il Comune, non si deve fare, in quanto impattante per il paesaggio (dove il paesaggio è un’area incolta adiacente a una strada provinciale, non proprio il Serengeti National Park). E così, una semplice struttura è diventata l’oggetto di una lunga e surreale vicenda giudiziaria, culminata con una sentenza del Consiglio di Stato che ha stabilito una cosa semplice: su questa materia deve decidere il consiglio comunale. So far so good. Non fosse che, nel frattempo, il Comune ha sborsato circa centomila euro di spese legali. Centomila euro di denaro pubblico ovvero dei cittadini. Per un pallone amovibile.
Il marziano potrebbe iniziare a fare qualche domanda. Davvero non c’era modo di parlarne prima? Era davvero inevitabile perdere anni, spendere un capitale in avvocati e intasare i già intasati tribunali per un pallone amovibile? La scena diventa ancora più curiosa se il marziano osserva Codevilla dall’alto e poi atterra all’Ota. Il pallone incriminato si trova tra due strutture simili, ma non rimovibili! Che però non sono oggetto del contendere… Due strutture permanenti ai lati, e il problema sarebbe proprio quella temporanea in mezzo?
Il marziano viene da un pianeta vagamente razionale e potrebbe restare perplesso, ma il racconto non finisce qui. Durante l’ultimo consiglio comunale il sindaco ha celebrato la vicenda come una vittoria dell’amministrazione, la difesa della legalità contro un privato che non avrebbe accettato le regole. Una narrazione forte. Peccato che, guardando la storia da fuori, l’impressione sia diversa. Perché su questa autocelebrazione restano sospesi alcuni dubbi. Non era possibile individuare una soluzione condivisa evitando anni di contenzioso e una montagna di spese fatte mettendo le mani nelle tasche dei cittadini?

Un altro punto curioso della storia. La sentenza ottenuta dal Comune sul suo diniego al “permesso di costruire” il pallone non dice che l’amministrazione aveva “ragione nel merito”. Cioè a considerarlo “impattante per il paesaggio”. Dice una cosa diversa: che la decisione, se ritenerlo o meno tale, rientra nella discrezionalità politica dell’amministrazione. In altre parole, il tribunale ha rimesso la palla – per restare in tema tennistico – al consiglio comunale.
Il messaggio che rischia di uscire da tutta questa storia è decisamente negativo. Immaginiamo un imprenditore che guarda Codevilla da fuori. Uno che decide di investire milioni di euro sul territorio, costruendo strutture sportive, acquistando terreni, portando attività e visitatori. Che cosa vede? Vede anni di contenziosi, centomila euro di spese legali sborsate dal Comune in avvocati per ragioni che appaiono a dir poco irrazionali. Vede un pallone stagionale diventare oggetto di un lungo e costosissimo contenzioso giudiziario. E se la darebbe a gambe.
In un territorio che non brilla per dinamismo economico, per usare un eufemismo molto spinto, il rischio è che queste vicende diventino un pessimo biglietto da visita. Perché un Comune piccolo dovrebbe probabilmente fare il contrario. Cercare il dialogo con chi investe, favorire iniziative che creano lavoro, attraggono persone, danno vita al territorio. Non trasformare ogni problema in una battaglia legale. A maggior ragione in un momento di grande popolarità del tennis. Anzi forse di massima popolarità di questo sport in Italia. L’Ota, tra l’altro, è una Tennis Accademy, aperta a tutti ma pensata per i giovani che vogliono affrontare la carriera agonistica. Un centro di eccellenza, non un tennis club qualsiasi.
Una vicenda lunga anni. Centomila euro di spese legali, denaro dei contribuenti. Per una copertura stagionale per campi da tennis. D’inverno si mette e in primavera si toglie. E una grande autocelebrazione politica. A fine della serata il marziano risalirebbe sulla sua astronave per tornare su un pianeta razionale. Anche solo vagamente razionale. (Per marziano si intende genericamente un extraterrestre).

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