Categoria: Approfondimenti

Approfondimenti di articoli pubblicati sulla versione cartacea

  • BILANCIO 2025: MOLTI PUNTI DEBOLI

    BILANCIO 2025: MOLTI PUNTI DEBOLI

    L’amministrazione comunale continua a raccontare un bilancio “rose e fiori”, fatto di annunci, slogan e slide
    rassicuranti.

    Basta leggere con attenzione il rendiconto 2025 per accorgersi che dietro la narrazione ottimistica emergono numerose criticità, alcune delle quali tutt’altro che marginali. In questo inserto abbiamo analizzato numeri, dati e osservazioni ufficiali contenute nei documenti contabili del Comune, cercando di andare oltre la propaganda e mettere in evidenza ciò che spesso viene nascosto dietro formule tecniche e linguaggio burocratico. Dal crollo dell’avanzo disponibile alle difficoltà nella riscossione della TARI, passando per i rilievi del Revisore dei Conti, emerge un quadro che merita attenzione e trasparenza.

    AVANZO DISPONIBILE

    -46%

    Da €101.050 a €54.676

    Il “tesoretto” del Comune si sta riducendo: il risultato di amministrazione passa da €313.296 a €236.689, con un calo del -24,5%. In parole semplici: ci sono sempre meno soldi disponibili per affrontare imprevisti, fare investimenti o aiutare i cittadini. Altro che bilancio “tranquillo”: i margini economici del Comune si stanno assottigliando sempre di più.

    ENTRATE IN CONTO CAPITALE

    -71,7%

    Da €425.335 a €120.430

    Le entrate destinate a opere e investimenti crollano del -71,7%: da €425.335 nel 2024 a €120.430 nel 2025. L’amministrazione evidenzia gli oneri edilizi a +219%, ma il dato generale resta negativo: entrano molti meno soldi per finanziare lavori pubblici e investimenti. Un calo così forte solleva inevitabilmente dubbi sulle risorse future disponibili per il paese.

    TAGLI A BENI E SERVIZI

    -119.380€

    Da €716.914 a €597.534

    Il Comune spende meno per i servizi: la voce “beni e servizi” passa da €716.914 nel 2024 a €597.534 nel 2025, con un taglio di €119.380. Sulla carta sembra un risparmio, ma la domanda è semplice: quali servizi ai cittadini sono stati ridotti? Meno manutenzioni, meno interventi, meno attività? È davvero efficienza oppure si stanno semplicemente tagliando servizi?

    RESIDUI TARI
    crediti da incassare

    124.806€

    % di riscossione 23,93

    La TARI è diventata un vero problema per il Comune: tanti cittadini non pagano e i soldi segnati “sulla carta” rischiano di non entrare mai davvero nelle casse comunali. Per recuperare questi debiti il Comune paga una società esterna (STAT Servizi), ma da 3 anni incassa sempre meno. Intanto il fondo di sicurezza è troppo basso rispetto ai crediti non riscossi. E allora la domanda è semplice: chi coprirà la differenza?

    Altri punti deboli sono:

    • L’aumento degli accantonamenti (+150%) può definirsi prudenza, o nasconde rischi noti?
    • L’equilibrio W3 negativo: meno 8.130 € è un campanello d’allarme. Ulteriori accantonamenti nel 2026, (contenziosi o FCDE) costringerebbero il Comune ad intaccare la spesa corrente?
    • Rilievi del Revisore dei conti: La formula “raccomandazione – risposta” è furba e tranquillizzante, ma la sostanza è che il nuovo Revisore ha sollevato importanti criticità, cosa mai avvenuta con il precedente, che – ricordiamolo – ha illegittimamente continuato ad operare per i 15 mesi successivi alla sua scadenza.

    LA NOSTRA PROPOSTA: gestire le riscossioni “in casa”

    Dai numeri emerge una realtà diversa da quella che ci è stata raccontata finora: nonostante l’Amministrazione si sia spesso giustificata dicendo che “non ci sono soldi”, i dati ufficiali dimostrano che le risorse c’erano, ma non sono state utilizzate. 
    Quindi, o si è scelto di tenere i soldi fermi invece di aiutare i cittadini, o la Giunta non ha saputo gestire il bilancio di esercizio 2025. In ogni caso, il risultato è un Comune bloccato senza una vera motivazione economica.
    Particolarmente preoccupante è il tema della riscossione. Negli ultimi tre anni Il Comune ha speso circa € 137.000 (oltre € 45.000 all’anno) affidando a STAT Servizi la gestione delle  notifiche e degli incassi, inoltre aggiunti oneri e sanzioni in percentuale (aggio) sul recupero degli arretrati, ma con risultati complessivamente scarsi. In breve: paghiamo moltissimo (forse troppo) un servizio che non funziona.
    Per questo abbiamo avanzato una proposta chiara: riportare gradualmente la gestione della riscossione all’interno del Comune. Una scelta che permetterebbe di ridurre i costi, migliorare il rapporto umano con i cittadini ed avere un controllo diretto sulle entrate comunali, evitando sprechi e inefficienze. 
    In conclusione è ora di smettere di delegare all’esterno servizi costosi e inefficienti. Serve un’Amministrazione capace di spendere bene e di parlare direttamente con i propri cittadini (tutti).

    Grafico che illustra la percentuale di riscossione TARI da parte del concessionario negli anni 2023 2024 2025

    Quali benefici porterebbe la gestione “in casa” delle riscossioni?

    CONTROLLO

    Più gestione diretta
    Il Comune torna a controllare direttamente le proprie entrate.

    DIALOGO

    Più rapporto umano
    Un ufficio comunale vicino ai cittadini, non un call center impersonale.

    EFFICIENZA

    Recuperare Meglio
    Gestione più attenta, meno sprechi e maggiore efficacia nelle riscossioni.

    RISPARMIO

    Meno commissioni
    Meno soldi spesi per società private e più risorse che restano al Comune.

    INVESTIMENTI

    Più risorse per il paese
    Riducendo le commissioni e i costi pagati ogni anno a società esterne per notifiche e riscossione, il Comune potrebbe trattenere maggiori risorse all’interno delle proprie casse. Soldi che potrebbero essere utilizzati per manutenzioni, interventi sul territorio, servizi ai cittadini e nuovi investimenti utili per il paese, invece di essere assorbiti da spese esterne.

    Scarica l’inserto di Maggio 2026

  • Consiglio Comunale del 27 aprile. L’opposizione lascia l’aula.

    Consiglio Comunale del 27 aprile. L’opposizione lascia l’aula.

    L’arroganza del potere: quando il sindaco ignora i cittadini e calpesta la democrazia.

    A Codevilla va in scena l’ennesimo consiglio “a senso unico”.
    Non è facile raccontare quello che è successo nell’ultimo Consiglio Comunale. E forse proprio questo è il problema più grande: il rischio che certi comportamenti diventino “normali”, accettati nell’indifferenza generale.
    Per questo, prima di tutto, dobbiamo ricordare una cosa. Se oggi i cittadini possono ascoltare, riascoltare e verificare autonomamente quanto accade in aula, è solo grazie alla nostra ostinazione. Dal lontano 11 aprile 2024 abbiamo insistito affinché il Comune installasse un sistema di streaming e registrazione delle sedute consiliari. Ci abbiamo creduto quando altri ridevano o minimizzavano. Oggi è tutto lì. Registrato. Documentato. Inconfutabile. Ed è proprio grazie a quelle registrazioni che i cittadini possono finalmente vedere con i propri occhi il clima che si respira nel Consiglio Comunale di Codevilla.

    Il vero alleato di questa Amministrazione, infatti, non è la forza politica, è l’apparente disinteresse dei cittadini verso ciò che accade “a palazzo”. Noi continueremo invece a fare il possibile per riaccendere attenzione, partecipazione e spirito critico.
    I punti all’ordine del giorno erano tredici. Alcuni meritano una riflessione particolare.
    Sul rendiconto di gestione 2025 rimandiamo all’inserto speciale pubblicato in questo numero de L’ORTICA.
    Basta però una frase per riassumere il nostro pensiero: dai numeri emerge una realtà molto diversa da quella raccontata dall’Amministrazione in questi anni..

    Abbiamo poi presentato una mozione su un problema reale, segnalato da molti cittadini: la questione dei piccioni. Un tema concreto, urgente, che riguarda decoro urbano, igiene e qualità della vita. La maggioranza ha scelto di respingerla. Non perché il problema non esista. Non perché la proposta fosse irrealizzabile. Ma semplicemente perché arrivava dalla minoranza. La parte più surreale è che, subito dopo averla bocciata, l’Amministrazione ha lasciato intendere che “se ne occuperà”. Tradotto: la proposta va bene, purché non sembri merito dell’opposizione. Anche questo è registrato. Tutto verificabile.

    Il punto più grave della serata è stato probabilmente quello relativo alla nostra mozione sulle misure di moderazione del traffico, accompagnata da una petizione popolare firmata da 84 cittadini. Ottantaquattro firme in un Comune di circa 900 abitanti non sono un dettaglio. Sono una richiesta precisa: fare qualcosa per la sicurezza.
    La nostra mozione era volutamente aperta e ragionevole. Non imponeva soluzioni specifiche. Chiedeva semplicemente di valutare strumenti di rallentamento della velocità — fisici, ottici o elettronici — nel rispetto del Codice della Strada. Una proposta seria, equilibrata e condivisa. La risposta del Sindaco, invece, è stata un misto di arroganza, aggressività e distorsione della realtà. Ha sostenuto urlando che “i dossi sono illegali”, ignorando volutamente il contenuto della mozione, che lasciava ampia libertà tecnica all’Amministrazione. Ma la parte più offensiva è stata un’altra. Ha accusato la minoranza di aver “ingannato” i cittadini che hanno firmato la petizione. Ottantaquattro persone trattate come ingenue, manipolate, incapaci di comprendere ciò che stavano sottoscrivendo. Noi respingiamo con forza questa narrazione. Chi ha firmato lo ha fatto consapevolmente, perché vive quotidianamente il problema della velocità sulle strade del paese. E quei cittadini meritavano rispetto, non sarcasmo e accuse.

    MOZIONE SULLE MISURE DI MODERAZIONE DEL TRAFFICO – PROPOSTA PORTATA IN CONSIGLIO COMUNALE DA INSIEME PER CODEVILLA
    Immagine satirica del Sindaco di Codevilla che viene punto da una pianta di ortica

    I punti dall’8 al 13 resteranno probabilmente una delle pagine più imbarazzanti della vita amministrativa di Codevilla.
    Sei interrogazioni praticamente identiche, costruite contro articoli pubblicati sull’ORTICA. Stesso stile. Stesse formule. Stessa impostazione. Stesse imprecisioni. Una scena surreale.
    Il Sindaco, incapace di accettare critiche e confronto, ha organizzato una sorta di monologo politico mascherato da dibattito democratico. Le interrogazioni sono state lette dai consiglieri di maggioranza. Le risposte sono state fornite dal Sindaco. I consiglieri si sono poi dichiarati “soddisfatti” delle risposte ricevute.
    Peccato che alla minoranza sia stata negata la possibilità di intervenire. In pratica: il Sindaco interrogava sé stesso, si rispondeva da solo e si autoassolveva. A quel punto abbiamo preso l’unica decisione possibile e dignitosa: lasciare l’aula.
    Non volevamo essere comparse di uno spettacolo indecoroso pagato dai cittadini.
    Il problema non è la critica politica. Il problema è l’idea distorta della democrazia che emerge sempre più spesso in Consiglio Comunale.
    Chi governa dovrebbe ascoltare anche chi la pensa diversamente. Dovrebbe rispettare il ruolo della minoranza. Dovrebbe accettare il confronto.
    A Codevilla, invece, si preferisce screditare, interrompere, negare la parola, riscrivere i fatti e trasformare il Consiglio Comunale in una rappresentazione a senso unico.
    Il Sindaco sembra ormai confondere l’autorevolezza con l’autoritarismo.
    Noi continueremo comunque a fare il nostro dovere. Continueremo ad essere il fastidio necessario per chi vorrebbe governare senza controlli, senza critiche e senza opposizione.
    E continueremo soprattutto a difendere il diritto dei cittadini ad essere informati.
    Perché la democrazia non si misura quando tutti applaudono. Si misura quando qualcuno osa dissentire.

  • L’arte di pagare quello che gli altri ricevono in dono

    L’arte di pagare quello che gli altri ricevono in dono

    Gli altri comuni hanno avuto la Skultocity senza sborsare soldi pubblici

    Skultocity ovvero l’arte di pagare quello che gli altri ricevono in dono. Le Skultocity sono opere che l’artista Stefano Bressani sta realizzando per diversi comuni italiani, con l’intento di rappresentare l’identità del luogo e promuovere il territorio. 
    Dal punto di vista estetico richiamano lo stile pop di un altro artista pavese, Marco Lodola. Ma Lodola lavora con il plexiglass, Bressani con la stoffa. Un po’ come Alighiero Boetti che si faceva ricamare mappe del mondo negli anni ‘70 in Afghanistan.  Niente esotiche ricamatrici afghane per Bressani; le Skultocity sono realizzate tagliando tessuti di abiti comunemente venduti nei negozi. Altra differenza: le sue sono opere nate espressamente per una committenza pubblica e non per il circuito artistico. 

    A Voghera, per esempio, esistono figure del ‘900 come Silverio Riva, Ambrogio Casati, Paolo Sanvico, Alberto Nobile che potrebbero essere al centro di percorsi espositivi, progetti culturali. E invece non esiste neanche uno spazio che finalmente rimetta insieme questi personaggi scomparsi per ricomporre una storia collettiva andata dispersa. A Codevilla la Collezione “Maria Maddalena Rossi”, visitabile solo su appuntamento, potrebbe essere maggiormente pubblicizzata, mentre sul sito del comune si trova solo qualche riga e non troppo invitante. Perché non puntare su una rilettura in chiave di genere visto che i soggetti sono quasi sempre donne? Tra l’altro la Rossi, importante figura, deputata e padre anzi madre costituente, ha davvero donato opere di grande valore: Renato Guttuso, Antonietta Raphael, Mario Mafai, Afro, Aligi Sassu, Robert Carrol, Emilio Greco, Mimmo Rotella… 

    Anche a Grangesises, in Val Susa, esiste una Skultocity. E’ stato un locale Consorzio a comprare e donare l’opera al comune. Ne esiste un’altra a Varzi. Non abbiamo ricevuto lumi dall’amministrazione comunale ma la collocazione – la biblioteca – non fa pensare a un investimento sentito, ammesso che di investimento si sia trattato. A Grangesises invece la tengono in piazza. A Codevilla la Skultocity si trova nella sala del Consiglio comunale e viene riprodotta come logo in diverse comunicazioni istituzionali. Ma restano alcune domande: qual è il senso di questa non trascurabile spesa? Qual è l’utilità in termini di promozione del territorio? È soprattutto: perché distinguersi dagli altri comuni pagando quello che loro hanno avuto in regalo da soggetti terzi?

    Lasciamo stare per un momento il senso di un investimento di questo tipo in termini di promozione del territorio. Prima di tutto vengono fuori altri aspetti. Osservando quello che accade nei territori vicini — e non solo — emerge che queste opere di norma non vengono vendute direttamente, ma pagate da un altro soggetto o donate. Per l’elenco di quelle realizzate, l’autore rimanda al sito personale.
    La prima Skultocity, quella che raffigura Matera, come mi spiega Bressani, è stata donata nel 2019 quando la città era capitale europea della cultura. Matera, dice, ha inserito l’opera nella collezione del museo di Palazzo Lanfranchi. L’autore ha avuto, come dichiara, un ritorno di immagine di livello internazionale, che gli è servito ad avviare il progetto. Attualmente la Skultocity dedicata a Matera è conservata in una sala del museo non esposta al pubblico ma visibile solo su appuntamento. Nell’elenco delle Skultocity presente sul sito dell’artista figura anche Milano. Il comune di Milano, da noi interpellato, dopo una “ricerca approfondita”, “negli archivi dell’Arte Pubblica e dell’Arredo Urbano”, nega di avere acquisito alcuna opera di Bressani a titolo gratuito oppure oneroso.
    Da Matera a Voghera: arriviamo all’ultima realizzazione. Come per altre opere si parla di “dono” ma Bressani spiega di non avere donato alcuna opera a parte quella di Matera. Si tratta dunque di una formula retorica che spesso viene ripresa senza approfondire da vari mezzi d’informazione. La Skultocity dedicata a Voghera sarà presentata in occasione della festa cittadina, la Sensia, il 18 maggio. Da quanto risulta l’opera non è stata pagata dal Comune ma dall’Asm, l’azienda che gestisce i principali servizi pubblici locali. A Cava Manara sono intervenuti soggetti privati, nello specifico un negozio di abbigliamento, “Melzi”, per festeggiare i 55 anni di attività. A Codevilla invece sono stati spesi 10.000 euro di denaro pubblico, divisi in due tranche da 5.000 a breve distanza una dall’altra. L’approvazione in un’unica soluzione avrebbe comportato un iter più rigido. Ma fermarsi qui sarebbe riduttivo e veniamo all’aspetto messo da parte all’inizio: il problema non è tanto aver pagato qualcosa che altri hanno ricevuto in dono o si sono fatti donare da soggetti terzi.
    Il problema è cosa si è deciso di pagare. Le Skultocity sono opere dichiaratamente seriali: cambia il nome del comune, cambiano alcuni dettagli paesaggistici e architettonici, ma il linguaggio resta sostanzialmente lo stesso. Colori accesi, una luna sullo sfondo, una cifra estetica replicabile per cui Matera diventa simile a Codevilla, mentre nella realtà non risulta che intorno a Mondondone ci siano case-grotta. Questo stile, decorativo e uniforme, richiama un immaginario da produzione seriale, da oggetto piacevole e colorato di gusto contemporaneo. Non vogliamo entrare nella critica del gusto, dove la serialità e la riconoscibilità sono un pregio per l’artista, ma restare sul pezzo: sfugge il senso per cui le Skultocity sarebbero uno strumento di promozione territoriale tale da meritare un investimento di diecimila euro. Una cifra del genere non sarebbe stato meglio spenderla per valorizzare quello che si ha o si potrebbe avere gratis e rappresenta l’identità e la storia locale?

    Skultocity – Codevilla

  • Codevilla, la “Panchinopoli” dell’Oltrepò

    Codevilla, la “Panchinopoli” dell’Oltrepò

    Dalle iniziali del sindaco alla Big Bench finanziata dal Comune

    AGGIORNAMENTO 17/05/2026

    Codevilla si potrebbe chiamare “Panchinopoli”, tra mille virgolette e buttandola sul ridere, come la Paperopoli disneyana, non certo nel senso corruttivo a cui il termine potrebbe far pensare, perché non c’è nulla che abbia a che vedere con vicende di quel tipo.
    Qui usiamo il termine panchinopoli nel senso ironico di “città delle panchine”. A Codevilla, tra panchine giustamente dedicate ai temi dell’inclusione, della violenza sulle donne, ci sono anche panchine un po’ anomale. Come quella dove troviamo la sigla MD. Trattasi di panchina del XVI secolo? Manufatti del famoso Rinascimento codevillese? La sigla non è in realtà un riferimento a una data in numeri romani, dove MD indicherebbe il 1500, come avviene talvolta nelle iscrizioni monumentali, ma le iniziali del sindaco, Marco Dapiaggi.

    E poi c’è la panchina gigante a Mondondone. Fa parte del progetto Big Bench, gestito da una fondazione e creato da un famoso designer di auto americane, che è stato il capo del centro stile della Fiat e della BMW e oggi collabora con un marchio cinese. Si chiama Chris Bangle, viene dall’Ohio e abita in una cascina nel cuneese, che è un po’ il centro del suo lavoro creativo oggi. Dopo avere oscillato tra Torino e Monaco, ha deciso di fermarsi nelle montagne intorno a Cuneo.
    Lo scopo delle Big Bench è quello di creare un’attrazione per un territorio, soprattutto se un po’ fuori dalle principali rotte turistiche, per promuoverne lo sviluppo. Le panchine giganti hanno avuto un buon successo e hanno creato una rete con tanto di passaporti per chi ne ha visitate alcune, relativi timbri, geolocalizzazione su una mappa digitale e così via. Un circuito turistico.
    Ce n’è una anche a Mondondone. La realizzazione è avvenuta formalmente con fondi privati ma, nella realtà, con l’ausilio “indiretto” di fondi pubblici, in contrasto con i principi del Big Bench Community Project, la fondazione delle panchine giganti. Il principio base voluto da Chris Bangle e dichiarato molto nitidamente è questo: “NO FONDI PUBBLICI”. Sta scritto in cima al regolamento e in maiuscolo. Cioè non un soldo pubblico, né fondi locali, né nazionali, né europei, deve essere speso per le panchine. Perché altrimenti qualcuno potrebbe dire chessò: il tetto della scuola crolla e non si fa niente per aggiustarlo perché non ci sono i soldi, mentre si spendono in una panchina gigante. Principio molto chiaro e condivisile. Lo ha spiegato lo stesso Bangle nel corso di varie interviste. Senonché in Italia niente è come sembra e la linea più breve tra due punti è l’arabesco, come diceva Longanesi.

    Big Bench 139 – Codevilla fraz. Mondondone

    Guarda caso il comune di Codevilla ha fatto una delibera nel 2022 per sostenere la realizzazione della panchina non direttamente, ma conferendo dei soldi, 560 euro per la precisione, a un’associazione, Codevilla Attiva. Nella delibera c’è proprio scritto che i soldi verranno utilizzati per varie spese relative alla panchina. Aggiungiamo come se non bastasse tutto questo che Codevilla Attiva è il movimento politico del sindaco. Le voci di spesa sono: passaporti, timbri, cartello scarico responsabilità, frecce direzionali e costi di iscrizione alla Big Bench Community e spedizione.

    “Panchinopoli”

    Abbiamo sentito la fondazione a cui fa capo il progetto Big Bench che rimanda la palla a Codevilla sostenendo di avere ricevuto i fondi da un’associazione e non dal comune: “La Big Bench è stata costruita con fondi di uno sponsor e alla Fondazione è arrivato, per il pacchetto di materiali legati alla big bench, un versamento da un’associazione e non dal comune. Chiederei pertanto di rivolgersi al Sindaco per la questione della delibera che mi ha inviato, in quanto è una questione legata a interventi Comune-Associazione che non hanno nulla a che vedere con noi”.
    L’articolo del regolamento del progetto Big Bench è il seguente: “La Grande Panchina deve essere costruita grazie a fondi o manodopera volontaria; nessun fondo pubblico (né comunale, né italiano, né della Comunità Europea) può essere usato per realizzare l’installazione”.
    Ora, è evidente che il principio, la cosiddetta ratio legis, esprit de loi che dir si voglia è molto semplice: non devono essere spesi soldi pubblici per “realizzare l’installazione”. Che poi vengano spesi per la panchina in sé e per sé o per quello che le ruota intorno non cambia nulla. È come se si dicesse che non devono essere spesi soldi pubblici per la costruzione di una certa casa, ma poi si usano per il giardino, la cassetta della posta o gli atti burocratici inerenti alla gestione amministrativa dell’immobile. Cosa cambia dal punto di vista della sostanza?
    E infatti sarà una coincidenza che l’amministrazione comunale, ben consapevole di questo regolamento, ha conferito i soldi non direttamente alla fondazione, alla Big Bench Community Project, ma all’associazione Codevilla Attiva, che a sua volta li ha trasferiti alla fondazione? Il regolamento, peraltro, è molto semplice e non fa distinzioni tra spese di contorno e spese per la costruzione della panchina in sé e per sé, perché non avrebbe senso, ma parla di “realizzazione della installazione”. Quindi è evidente che si riferisca all’operazione nel suo complesso.
    Dopodiché si può anche capire che la fondazione non voglia alimentare polemiche e quindi preferisca smussare gli angoli in modo un po’ democristiano, ma questo non toglie che Codevilla sia un po’ “Panchinopoli”, nel senso di paese delle panchine, con varie curiosità e anomalie, come le iniziali del sindaco sulla panchina, che non si è mai vista (un caso di culto della personalità, si sarebbe detto in Unione Sovietica), oltre ovviamente alla vicenda della panchina gigante.

    MD (Marco Dapiaggi – Sindaco) 2022 – PANCHINA MARCHIATA – CODEVILLA

  • “UNO IN PIÚ”: AUMENTA IL NUMERO DELLE PERSONE FORMATE

    “UNO IN PIÚ”: AUMENTA IL NUMERO DELLE PERSONE FORMATE

    Uno in più, per fare la differenza. Questo è il nome della campagna di prevenzione e formazione che l’associazione Insieme per Codevilla ha avviato nel giugno del 2025, in concomitanza con la presentazione al consiglio comunale del 26 giugno scorso della mozione per installare a Piana e Mondondone, le frazioni con più abitanti, un defibrillatore. Bocciato dalla maggioranza! Il progetto abbina la collocazione di defibrillatori sul territorio a una graduale ma sempre più estesa formazione dei cittadini, per contrastare l’arresto cardiaco improvviso. 

    Qualche numero. In Italia muoiono per arresto cardiaco improvviso circa 60.000 persone, in media una ogni mille abitanti. La formazione capillare e la presenza di defibrillatori sul territorio possono contribuire enormemente ad aumentare la probabilità di sopravvivenza di chi viene colpito da arresto cardiaco improvviso.
    Noi stiamo facendo la nostra parte. Da settembre ad oggi abbiamo formato circa 130 persone. E stiamo proseguendo con il progetto, che abbiamo chiamato: Uno in più, per fare la differenza. Ogni giorno una persona in più che impara a riconoscere e affrontare un arresto cardiaco (o altro malore grave) e ad attivare i soccorsi in modo corretto ed efficace.

    Tre le tipologie di incontri e corsi:
    – BLS semplificati. Durata massima 2 ore
    – Disostruzione vie aeree adulto e bambino
    – BLSD certificato AREU-118
    Dove: Codevilla, Retorbido e Torrazza Coste. Ma numerose richieste stanno pervenendo anche dai Comuni vicini.

    DatoFonte
    Arresti cardiaci extraospedalieri in Italia (~60.000/anno)https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9663528/?
    Registro Lombardia CARe (12.581 OHCA, 2015–2022)https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11467117/
    Incidenza e sopravvivenza OHCA in Italia (~10%)https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36386770/?
    Diffusione dei DAE in Italia (stime e censimenti regionali)https://www.areu.lombardia.it/

  • Maggioranza in fuga per la vicenda del revisore dei conti

    Maggioranza in fuga per la vicenda del revisore dei conti

    Sotto accusa il rinnovo dell’incarico senza sorteggio prefettizio. L’opposizione chiede una commissione d’indagine, ma la maggioranza prima abbandona l’aula e poi boccia la richiesta.

    Non è la commedia di Gogol’ Il revisore ma poco ci manca. Approfittando di una pausa chiesta da un consigliere della minoranza per andare in bagno, i colleghi della maggioranza abbandonano l’aula. Scoppia così, a Codevilla, in modo plateale, il caso del revisore dei conti. E’ una vicenda che sta sollevando interrogativi sulla regolarità di numerosi atti del comune e che ha già provocato un duro scontro politico in consiglio.

    Tutto inizia nell’aprile 2024, alla scadenza del mandato del revisore. In base alla normativa, la nomina deve avvenire per sorteggio da parte della Prefettura tra i nomi iscritti in un apposito elenco. Invece, da quanto emerso, si sarebbe proceduto con il rinnovo dell’incarico allo stesso professionista, Vincenzo Romeo, senza l’estrazione a sorte prevista dalla legge

    La nomina è avvenuta durante la precedente legislatura, quindi prima che l’attuale sindaco Marco Dapiaggi venisse rieletto per il secondo mandato. Dal momento della nuova nomina, il revisore ha continuato a esercitare le sue funzioni per circa quindici mesi, dall’aprile 2024 fino al luglio 2025. In questo periodo ha firmato e certificato diversi atti fondamentali dell’amministrazione comunale, tra cui bilanci preventivi, bilanci consuntivi e altri atti contabili di rilievo. Il nodo della vicenda riguarda la legittimità della nomina, mancando la quale il revisore avrebbe operato senza un mandato regolare, pur apponendo il sigillo e le firme su atti ufficiali.

    Durante la pausa “bagno” chiesta dal consigliere Gianni Bruno, la maggioranza (a sinistra dell’aula) si organizza per abbandonare la seduta, mentre la minoranza resta ai propri posti sulla destra.
    Al rientro dalla pausa l’aula è rimasta con la sola minoranza, visibile sulla destra: la maggioranza, che occupava i banchi sulla sinistra, ha abbandonato la seduta facendo mancare il numero legale

    Un’estate fa

    Il ruolo del revisore dei conti negli enti locali è una figura di garanzia fondamentale. Ha il compito di vigilare sulla regolarità contabile e finanziaria dell’ente, verificare i bilanci e controllare che l’attività amministrativa si svolga nel rispetto delle norme e dell’equilibrio dei conti pubblici. Proprio per questo, la normativa prevede una procedura rigorosa e trasparente per la nomina, affidata al sorteggio tra professionisti iscritti negli elenchi della Prefettura.

    L’anomalia, che risale al 2024, emerge l’8 luglio scorso. Quando la Prefettura invia una comunicazione al comune di Codevilla. E intima di annullare la delibera di nomina di Romeo. Quindi procede con l’estrazione a sorte di un nuovo revisore, tra quelli presenti nell’elenco prefettizio. Viene scelto Mariano Allegro. Vincenzo Romeo rassegna le dimissioni dall’incarico solo dopo la nomina del successore.  Le dimissioni dovrebbero avvenire con 45 giorni di preavviso, ma evidentemente un’anomalia genera l’altra.

    La fuga durante la pausa bagno

    Arriviamo al consiglio comunale in cui esplode il caso – il 9 febbraio di quest’anno – e i consiglieri di maggioranza abbandonano l’aula durante la breve interruzione per permettere al consigliere di minoranza di andare alla toilette. A cosa si deve questa clamorosa e puerile fuga, oltreché all’opportunità della pausa bagno? L’opposizione ha chiesto di istituire una commissione d’indagine per fare piena luce sull’intera vicenda: dalla nomina ritenuta irregolare fino alle dimissioni, e soprattutto per chiarire quali conseguenze possa aver avuto la presenza per oltre un anno di un revisore privo di un incarico, a quanto emerge, formalmente regolare. La risposta della maggioranza è far mancare il numero legale per evitare persino di affrontare l’argomento.

    Nel consiglio comunale successivo – 19 febbraio -, la richiesta viene ripresentata. Ma anche in quell’occasione la maggioranza boccia la commissione qualificando questa delicatissima materia come una cosa senza importanza. Una decisione che ha sollevato ulteriori interrogativi tra i consiglieri di opposizione e tra diversi cittadini. La commissione richiesta, infatti, non sarebbe un organismo esterno, ma  sarebbe composta dagli stessi rappresentanti politici dell’ente. Proprio per questo la domanda che resta sul tavolo è semplice. Perché opporsi alla creazione di una commissione che avrebbe l’unico scopo di ricostruire con chiarezza quanto accaduto? Quali responsabilità ci sono state nella gestione della nomina del revisore? Quali potrebbero essere le conseguenze delle irregolarità emerse? E soprattutto quale impatto potrebbero avere sugli atti firmati durante i quindici mesi in cui il revisore ha esercitato le sue funzioni? Sono domande alle quali, per il momento, il consiglio comunale ha deciso di non dare risposta. 


    SINTESI/MASSIMA
    L'Amministrazione comunale non può in alcun modo rieleggere il proprio organo di revisione in scadenza, ma deve procedere al rinnovo dello stesso chiedendo alla Prefettura l'estrazione dall'Elenco dei revisori degli enti locali.

    TESTO DEL PARERE
    Si fa riferimento alla richiesta inviata per mail con la quale un Sindaco ha chiesto le valutazioni di questa Amministrazione circa la possibilità del rinnovo dell'incarico del revisore in carica, senza richiedere alla competente Prefettura un nuovo sorteggio dall'Elenco dei revisori dei conti degli enti locali. Al riguardo, si precisa quanto segue. Come è noto, l'articolo 16, comma 25, del decreto legge 138 del 2011, ha previsto che, a decorrere dal primo rinnovo dell'organo di revisione successivo alla data di entrata in vigore dello stesso decreto legge, i revisori dei conti degli enti locali sono scelti mediante estrazione da un apposito elenco. Detta disposizione, pur senza apportare espresse modifiche alle previsioni di cui agli articoli 234 e seguenti del decreto legislativo 18 agosto 2000, n.267, ha innovato sostanzialmente le modalità di scelta dei revisori dei conti degli enti locali, i quali, a decorrere dalla data di effettivo avvio del nuovo sistema di scelta dei revisori, avvenuto in data 10 dicembre 2012, ferma restando la nomina con delibera del Consiglio dell'ente, vengono scelti mediante estrazione a sorte da un apposito elenco. A decorrere da tale data, pertanto, ferma restando la nomina dei revisori con deliberazione del Consiglio dell'ente e la vigenza degli altri istituti non modificati dalle richiamate disposizioni, i revisori sono scelti con le modalità previste dalla normativa suddetta. Risulta evidente che, essendo la scelta dei revisori da nominare demandata all'estrazione casuale dall'apposito Elenco, non possa più procedersi alla nomina dei medesimi revisori in scadenza, che si concretizzerebbe nella scelta dei nominativi da nominare, in palese contrasto, quindi, con le nuove modalità di scelta previste dal citato articolo 16, comma 25, del decreto legge 138 del 2011. Il legislatore con il Decreto Legge 26 ottobre 2019, n.124, convertito con la legge 19 dicembre 2019, n.157, all'articolo 57 ter, lettera b), ha modificato la previgente disposizione normativa dell'articolo 16, comma 25, del decreto legge 13 agosto 2011, n.138, aggiungendo il comma 25 bis. Tale comma, in deroga al comma 25, prevede, negli organi di revisione in composizione collegiale, la scelta, da parte dei consigli comunali, provinciali, delle città metropolitane e delle unioni che esercitano in forma associata tutte le funzioni fondamentali, del componente con funzioni di Presidente tra i soggetti inseriti nella fascia 3 formata ai sensi del regolamento di cui al decreto del Ministero dell'Interno n.23 del 2012. Detta deroga ha permesso agli Amministratori degli enti locali di riappropriarsi di una specifica facoltà nello scegliere il Presidente del Collegio senza procedere all'estrazione dall'Elenco, come invece previsto per gli altri due componenti. Nulla, invece, è stato innovato relativamente agli organi di revisione monocratici, come, peraltro, appare evidente anche nella nota inserita nella mail dove è riportato che "Pertanto, solo per gli enti che hanno un organo collegiale è possibile la rielezione del solo presidente, procedendo con avviso pubblico o senza in base alle regole di organizzazione e di funzionamento (previste nel regolamento di contabilità o altra disposizione) o alla prassi seguita. Negli altri casi (per l'organo monocratico e per la nomina dei due componenti diversi dal presidente negli organi collegiali) la nomina avviene mediante il sistema del sorteggio.". Ciò premesso, si ritiene che quanto previsto dall'articolo 235, comma 1, del testo unico 267 del 2000 "i suoi componenti non possono svolgere l'incarico per più di due volte nello stesso ente locale”, debba intendersi riferito, in vigenza delle nuove modalità di scelta, alla possibilità di espletare presso lo stesso ente non più di due incarichi - che per il revisore monocratico o per i due componenti del collegio devono essere comunque conseguenti alla scelta casuale mediante estrazione dall'Elenco, mentre per la nomina del solo Presidente del collegio la scelta può essere fatta direttamente dall'Ente tra i soggetti iscritti in Elenco in fascia 3. Per quanto sopra esposto, si ritiene che codesta Amministrazione comunale non possa in alcun modo rieleggere il proprio organo di revisione in scadenza, ma debba procedere al rinnovo dello stesso con le modalità previste dal Regolamento approvato con decreto del Ministro dell'Interno 15 febbraio 2012, n.23.

    FONTE: https://dait.interno.gov.it/pareri/102713

  • SOMS: un progetto proibitivo o una priorità?

    SOMS: un progetto proibitivo o una priorità?

    A Codevilla si torna a parlare della ristrutturazione dell’edificio che ospitava la Società Operaia di Mutuo Soccorso; il costo stimato  del restauro conservativo è di oltre 700.000 euro

    Il tema non è essere “contro” a prescindere. Il tema è chiedersi se oggi questa sia davvero una priorità. Perché 700.000 euro non sono una cifra simbolica, soprattutto se per realizzare l’opera si è alla ricerca di fondi e contributi. E quando si parla di fondi pubblici è bene ricordarlo: non sono soldi gratuiti, ma risorse che derivano dalle tasse di tutti noi.
    La ristrutturazione porterebbe alla creazione di sale dedicate alle associazioni e di una sala congressi da circa 50 posti. Una struttura che sarebbe interamente gestita dal Comune, con tutti i costi connessi: personale, pulizie, utenze, manutenzioni. Non basta realizzare un edificio, bisogna poi mantenerlo negli anni. E qui nasce la domanda più importante: quanto sarà sostenibile nel tempo?

    SOMS di Codevilla allo stato attuale

    C’è poi un altro aspetto che non può essere ignorato. Il contesto in cui questa struttura si inserirebbe è già oggi sottodimensionato. Parliamo di parcheggi insufficienti, di gestione del traffico complessa, di viabilità che fatica a reggere nelle serate più frequentate. È ragionevole pensare di aggiungere un nuovo luogo di aggregazione senza prima risolvere questi problemi strutturali?
    Inoltre, dobbiamo chiederci se esista una reale necessità di un’ulteriore struttura. A Codevilla sono già disponibili la sala consiliare, le sale della biblioteca, spazi della Protezione Civile e diverse aree esterne comunali. Nei dintorni, poi, non mancano alternative: il Centro Commerciale Montebello, con cinema e ampi parcheggi; il Teatro Comunale di Retorbido; la sala SOMS di Torrazza Coste e le numerose strutture presenti a Voghera. Realtà già funzionanti, logisticamente più comode e con servizi adeguati. Ad oggi questo progetto è già costato circa 100.000 euro senza che sia stata mossa una pietra. Per questo abbiamo proposto una strada alternativa: valutare una collaborazione pubblico–privato, una joint venture che permetta di condividere costi e rischi, alleggerendo il peso sulle casse comunali e favorendo eventualmente uno sviluppo imprenditoriale locale. Ma anche qui bisogna essere realistici: oggi esiste davvero un soggetto disposto a investire una cifra importante a Codevilla, quando a pochi chilometri esistono strutture più attrattive?

    Infine, c’è un tema di metodo. In Consiglio Comunale è stato detto che la ristrutturazione della SOMS rappresenta un “sogno nel cassetto”. È comprensibile avere visioni e ambizioni. Tuttavia, chi amministra non è chiamato a realizzare sogni personali, ma a rispondere alle esigenze concrete della comunità.

    Prima vengono le priorità: parcheggi, viabilità, gestione del traffico, interventi che producano un beneficio immediato per i cittadini come ad esempio l’incentivazione all’apertura di un negozio di vicinato. Solo dopo si può discutere di nuovi spazi e nuovi investimenti.

    La domanda che dovremmo porci, senza pregiudizi, è semplice: tra le tante necessità del nostro Comune, questa è davvero quella più urgente? Oppure rischiamo di impegnare risorse importanti per una struttura che potrebbe rivelarsi, nel tempo, più un costo che un’opportunità?

    Progetto del PRIMO PIANO – SALA CONFERENZE
  • I marziani, il Comune e il tennis di Codevilla

    I marziani, il Comune e il tennis di Codevilla

    Circa 100.000 euro di denari pubblici bruciati in una battaglia legale surreale

    Se un marziano, proveniente da un pianeta vagamente razionale, fosse atterrato a Codevilla e avesse ascoltato l’ultimo consiglio comunale avrebbe pensato di essere finito nel mezzo d’una grande battaglia epica. Tra conflitti urbanistici giganteschi, opere pubbliche mastodontiche. Poi, grattandosi il casco spaziale, avrebbe scoperto la verità: la grande battaglia riguarda… un pallone. Un pallone gonfiabile. Una copertura stagionale che protegge due campi da tennis nei mesi invernali all’Ota, l’Oltrepò Tennis Academy. Un banalissimo pallone vicino a una strada molto trafficata. Viene montato quando arriva il freddo e smontato quando torna il caldo. Sei mesi su, sei mesi giù. 

    Il pallone, secondo il Comune, non si deve fare, in quanto impattante per il paesaggio (dove il paesaggio è un’area incolta adiacente a una strada provinciale, non proprio il Serengeti National Park). E così, una semplice struttura è diventata l’oggetto di una lunga e surreale vicenda giudiziaria, culminata con una sentenza del Consiglio di Stato che ha stabilito una cosa semplice: su questa materia deve decidere il consiglio comunale. So far so good. Non fosse che, nel frattempo, il Comune ha sborsato circa centomila euro di spese legali. Centomila euro di denaro pubblico ovvero dei cittadini. Per un pallone amovibile.

    Il marziano potrebbe iniziare a fare qualche domanda. Davvero non c’era modo di parlarne prima? Era davvero inevitabile perdere anni, spendere un capitale in avvocati e intasare i già intasati tribunali per un pallone amovibile? La scena diventa ancora più curiosa se il marziano osserva  Codevilla dall’alto e poi atterra all’Ota. Il pallone incriminato si trova tra due strutture simili, ma non rimovibili! Che però non sono oggetto del contendere… Due strutture permanenti ai lati, e il problema sarebbe proprio quella temporanea in mezzo? 

    Il marziano viene da un pianeta vagamente razionale e potrebbe restare perplesso, ma il racconto non finisce qui. Durante l’ultimo consiglio comunale il sindaco ha celebrato la vicenda come una vittoria dell’amministrazione, la difesa della legalità contro un privato che non avrebbe accettato le regole. Una narrazione forte. Peccato che, guardando la storia da fuori, l’impressione sia diversa. Perché su questa autocelebrazione restano sospesi alcuni dubbi. Non era possibile individuare una soluzione condivisa evitando anni di contenzioso e una montagna di spese fatte mettendo le mani nelle tasche dei cittadini? 

    Un altro punto curioso della storia. La sentenza ottenuta dal Comune sul suo diniego al “permesso di costruire” il pallone non dice che l’amministrazione aveva “ragione nel merito”. Cioè a considerarlo “impattante per il paesaggio”. Dice una cosa diversa: che la decisione, se ritenerlo o meno tale, rientra nella discrezionalità politica dell’amministrazione. In altre parole, il tribunale ha rimesso la palla – per restare in tema tennistico – al consiglio comunale.

    Il messaggio che rischia di uscire da tutta questa storia è decisamente negativo. Immaginiamo un imprenditore che guarda Codevilla da fuori. Uno che decide di investire milioni di euro sul territorio, costruendo strutture sportive, acquistando terreni, portando attività e visitatori. Che cosa vede? Vede anni di contenziosi, centomila euro di spese legali sborsate dal Comune in avvocati per ragioni che appaiono a dir poco irrazionali. Vede un pallone stagionale diventare oggetto di un lungo e costosissimo contenzioso giudiziario. E se la darebbe a gambe.

    In un territorio che non brilla per dinamismo economico, per usare un eufemismo molto spinto, il rischio è che queste vicende diventino un pessimo biglietto da visita. Perché un Comune piccolo dovrebbe probabilmente fare il contrario. Cercare il dialogo con chi investe, favorire iniziative che creano lavoro, attraggono persone, danno vita al territorio. Non trasformare ogni problema in una battaglia legale. A maggior ragione in un momento di grande popolarità del tennis. Anzi forse di massima popolarità di questo sport in Italia. L’Ota, tra l’altro, è una Tennis Accademy, aperta a tutti ma pensata per i giovani che vogliono affrontare la carriera agonistica. Un centro di eccellenza, non un tennis club qualsiasi.

    Una vicenda lunga anni. Centomila euro di spese legali, denaro dei contribuenti. Per una copertura stagionale per campi da tennis. D’inverno si mette e in primavera si toglie. E una grande autocelebrazione politica. A fine della serata il marziano risalirebbe sulla sua astronave per tornare su un pianeta razionale. Anche solo vagamente razionale. (Per marziano si intende genericamente un extraterrestre). 

  • CONSIGLIO COMUNALE: chi parla e chi tace

    CONSIGLIO COMUNALE: chi parla e chi tace

    Il grafico mostra la suddivisione del tempo totale degli interventi svolti da:
    – Consiglieri Comunali;
    – Assessori;
    – Presidente nonché Sindaco

    i dati sono aggiornati al 21/12/2025 e provengono dalla piattaforma codevilla.consiglicloud
    il dato “grezzo” viene fornito da Microvision S.R.L.

    La tabella mostra la fonte di dati su cui viene elaborato il grafico.

    SCARICA I DATI INTEGRALI

    Consiglio Comunale 21/12/2025

    Persona Carica Durata TOT MEDIA Numero PERCENTUALI
    Marco DAPIAGGI Sindaco 03:03:07 00:30:31 10987 46,29
    Gianni BRUNO Consigliere di Minoranza 01:28:19 00:14:43 5299 22,33
    Giovanni CRISTIANI Vicesindaco – Assessore – Consigliere 00:54:03 00:09:01 3243 13,66
    Sara VACCHI Consigliere di maggioranza 00:29:09 00:04:52 1749 7,37
    Matteo COPELLI Consigliere di Minoranza 00:16:59 00:02:50 1019 4,29
    Ombretta TAMBURELLI Assessore – Consigliere 00:13:59 00:02:20 839 3,54
    Simone MARCHESOTTI Consigliere di minoranza 00:05:11 00:00:52 311 1,31
    Michela QUAGLINI consigliere di Maggioranza 00:02:27 00:00:25 147 0,62
    Simone FIORI Consigliere di maggioranza 00:02:15 00:00:23 135 0,57
    Stefano CRISTIANI Consigliere di maggioranza 00:00:04 00:00:01 4 0,02
    Donatella DORIA  Consigliere Maggioranza 00:00:00 00:00:00 0 0,00
      TOTALE INTERVENTI  06:35:33 00:06:00 23733 100