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  • BILANCIO 2025: MOLTI PUNTI DEBOLI

    BILANCIO 2025: MOLTI PUNTI DEBOLI

    L’amministrazione comunale continua a raccontare un bilancio “rose e fiori”, fatto di annunci, slogan e slide
    rassicuranti.

    Basta leggere con attenzione il rendiconto 2025 per accorgersi che dietro la narrazione ottimistica emergono numerose criticità, alcune delle quali tutt’altro che marginali. In questo inserto abbiamo analizzato numeri, dati e osservazioni ufficiali contenute nei documenti contabili del Comune, cercando di andare oltre la propaganda e mettere in evidenza ciò che spesso viene nascosto dietro formule tecniche e linguaggio burocratico. Dal crollo dell’avanzo disponibile alle difficoltà nella riscossione della TARI, passando per i rilievi del Revisore dei Conti, emerge un quadro che merita attenzione e trasparenza.

    AVANZO DISPONIBILE

    -46%

    Da €101.050 a €54.676

    Il “tesoretto” del Comune si sta riducendo: il risultato di amministrazione passa da €313.296 a €236.689, con un calo del -24,5%. In parole semplici: ci sono sempre meno soldi disponibili per affrontare imprevisti, fare investimenti o aiutare i cittadini. Altro che bilancio “tranquillo”: i margini economici del Comune si stanno assottigliando sempre di più.

    ENTRATE IN CONTO CAPITALE

    -71,7%

    Da €425.335 a €120.430

    Le entrate destinate a opere e investimenti crollano del -71,7%: da €425.335 nel 2024 a €120.430 nel 2025. L’amministrazione evidenzia gli oneri edilizi a +219%, ma il dato generale resta negativo: entrano molti meno soldi per finanziare lavori pubblici e investimenti. Un calo così forte solleva inevitabilmente dubbi sulle risorse future disponibili per il paese.

    TAGLI A BENI E SERVIZI

    -119.380€

    Da €716.914 a €597.534

    Il Comune spende meno per i servizi: la voce “beni e servizi” passa da €716.914 nel 2024 a €597.534 nel 2025, con un taglio di €119.380. Sulla carta sembra un risparmio, ma la domanda è semplice: quali servizi ai cittadini sono stati ridotti? Meno manutenzioni, meno interventi, meno attività? È davvero efficienza oppure si stanno semplicemente tagliando servizi?

    RESIDUI TARI
    crediti da incassare

    124.806€

    % di riscossione 23,93

    La TARI è diventata un vero problema per il Comune: tanti cittadini non pagano e i soldi segnati “sulla carta” rischiano di non entrare mai davvero nelle casse comunali. Per recuperare questi debiti il Comune paga una società esterna (STAT Servizi), ma da 3 anni incassa sempre meno. Intanto il fondo di sicurezza è troppo basso rispetto ai crediti non riscossi. E allora la domanda è semplice: chi coprirà la differenza?

    Altri punti deboli sono:

    • L’aumento degli accantonamenti (+150%) può definirsi prudenza, o nasconde rischi noti?
    • L’equilibrio W3 negativo: meno 8.130 € è un campanello d’allarme. Ulteriori accantonamenti nel 2026, (contenziosi o FCDE) costringerebbero il Comune ad intaccare la spesa corrente?
    • Rilievi del Revisore dei conti: La formula “raccomandazione – risposta” è furba e tranquillizzante, ma la sostanza è che il nuovo Revisore ha sollevato importanti criticità, cosa mai avvenuta con il precedente, che – ricordiamolo – ha illegittimamente continuato ad operare per i 15 mesi successivi alla sua scadenza.

    LA NOSTRA PROPOSTA: gestire le riscossioni “in casa”

    Dai numeri emerge una realtà diversa da quella che ci è stata raccontata finora: nonostante l’Amministrazione si sia spesso giustificata dicendo che “non ci sono soldi”, i dati ufficiali dimostrano che le risorse c’erano, ma non sono state utilizzate. 
    Quindi, o si è scelto di tenere i soldi fermi invece di aiutare i cittadini, o la Giunta non ha saputo gestire il bilancio di esercizio 2025. In ogni caso, il risultato è un Comune bloccato senza una vera motivazione economica.
    Particolarmente preoccupante è il tema della riscossione. Negli ultimi tre anni Il Comune ha speso circa € 137.000 (oltre € 45.000 all’anno) affidando a STAT Servizi la gestione delle  notifiche e degli incassi, inoltre aggiunti oneri e sanzioni in percentuale (aggio) sul recupero degli arretrati, ma con risultati complessivamente scarsi. In breve: paghiamo moltissimo (forse troppo) un servizio che non funziona.
    Per questo abbiamo avanzato una proposta chiara: riportare gradualmente la gestione della riscossione all’interno del Comune. Una scelta che permetterebbe di ridurre i costi, migliorare il rapporto umano con i cittadini ed avere un controllo diretto sulle entrate comunali, evitando sprechi e inefficienze. 
    In conclusione è ora di smettere di delegare all’esterno servizi costosi e inefficienti. Serve un’Amministrazione capace di spendere bene e di parlare direttamente con i propri cittadini (tutti).

    Grafico che illustra la percentuale di riscossione TARI da parte del concessionario negli anni 2023 2024 2025

    Quali benefici porterebbe la gestione “in casa” delle riscossioni?

    CONTROLLO

    Più gestione diretta
    Il Comune torna a controllare direttamente le proprie entrate.

    DIALOGO

    Più rapporto umano
    Un ufficio comunale vicino ai cittadini, non un call center impersonale.

    EFFICIENZA

    Recuperare Meglio
    Gestione più attenta, meno sprechi e maggiore efficacia nelle riscossioni.

    RISPARMIO

    Meno commissioni
    Meno soldi spesi per società private e più risorse che restano al Comune.

    INVESTIMENTI

    Più risorse per il paese
    Riducendo le commissioni e i costi pagati ogni anno a società esterne per notifiche e riscossione, il Comune potrebbe trattenere maggiori risorse all’interno delle proprie casse. Soldi che potrebbero essere utilizzati per manutenzioni, interventi sul territorio, servizi ai cittadini e nuovi investimenti utili per il paese, invece di essere assorbiti da spese esterne.

    Scarica l’inserto di Maggio 2026

  • NUMERO 3 – MAGGIO 2026

    NUMERO 3 – MAGGIO 2026

    INSERTO MAGGIO 2026 – BILANCIO 2025: MOLTI PUNTI DEBOLI

  • Consiglio Comunale del 27 aprile. L’opposizione lascia l’aula.

    Consiglio Comunale del 27 aprile. L’opposizione lascia l’aula.

    L’arroganza del potere: quando il sindaco ignora i cittadini e calpesta la democrazia.

    A Codevilla va in scena l’ennesimo consiglio “a senso unico”.
    Non è facile raccontare quello che è successo nell’ultimo Consiglio Comunale. E forse proprio questo è il problema più grande: il rischio che certi comportamenti diventino “normali”, accettati nell’indifferenza generale.
    Per questo, prima di tutto, dobbiamo ricordare una cosa. Se oggi i cittadini possono ascoltare, riascoltare e verificare autonomamente quanto accade in aula, è solo grazie alla nostra ostinazione. Dal lontano 11 aprile 2024 abbiamo insistito affinché il Comune installasse un sistema di streaming e registrazione delle sedute consiliari. Ci abbiamo creduto quando altri ridevano o minimizzavano. Oggi è tutto lì. Registrato. Documentato. Inconfutabile. Ed è proprio grazie a quelle registrazioni che i cittadini possono finalmente vedere con i propri occhi il clima che si respira nel Consiglio Comunale di Codevilla.

    Il vero alleato di questa Amministrazione, infatti, non è la forza politica, è l’apparente disinteresse dei cittadini verso ciò che accade “a palazzo”. Noi continueremo invece a fare il possibile per riaccendere attenzione, partecipazione e spirito critico.
    I punti all’ordine del giorno erano tredici. Alcuni meritano una riflessione particolare.
    Sul rendiconto di gestione 2025 rimandiamo all’inserto speciale pubblicato in questo numero de L’ORTICA.
    Basta però una frase per riassumere il nostro pensiero: dai numeri emerge una realtà molto diversa da quella raccontata dall’Amministrazione in questi anni..

    Abbiamo poi presentato una mozione su un problema reale, segnalato da molti cittadini: la questione dei piccioni. Un tema concreto, urgente, che riguarda decoro urbano, igiene e qualità della vita. La maggioranza ha scelto di respingerla. Non perché il problema non esista. Non perché la proposta fosse irrealizzabile. Ma semplicemente perché arrivava dalla minoranza. La parte più surreale è che, subito dopo averla bocciata, l’Amministrazione ha lasciato intendere che “se ne occuperà”. Tradotto: la proposta va bene, purché non sembri merito dell’opposizione. Anche questo è registrato. Tutto verificabile.

    Il punto più grave della serata è stato probabilmente quello relativo alla nostra mozione sulle misure di moderazione del traffico, accompagnata da una petizione popolare firmata da 84 cittadini. Ottantaquattro firme in un Comune di circa 900 abitanti non sono un dettaglio. Sono una richiesta precisa: fare qualcosa per la sicurezza.
    La nostra mozione era volutamente aperta e ragionevole. Non imponeva soluzioni specifiche. Chiedeva semplicemente di valutare strumenti di rallentamento della velocità — fisici, ottici o elettronici — nel rispetto del Codice della Strada. Una proposta seria, equilibrata e condivisa. La risposta del Sindaco, invece, è stata un misto di arroganza, aggressività e distorsione della realtà. Ha sostenuto urlando che “i dossi sono illegali”, ignorando volutamente il contenuto della mozione, che lasciava ampia libertà tecnica all’Amministrazione. Ma la parte più offensiva è stata un’altra. Ha accusato la minoranza di aver “ingannato” i cittadini che hanno firmato la petizione. Ottantaquattro persone trattate come ingenue, manipolate, incapaci di comprendere ciò che stavano sottoscrivendo. Noi respingiamo con forza questa narrazione. Chi ha firmato lo ha fatto consapevolmente, perché vive quotidianamente il problema della velocità sulle strade del paese. E quei cittadini meritavano rispetto, non sarcasmo e accuse.

    MOZIONE SULLE MISURE DI MODERAZIONE DEL TRAFFICO – PROPOSTA PORTATA IN CONSIGLIO COMUNALE DA INSIEME PER CODEVILLA
    Immagine satirica del Sindaco di Codevilla che viene punto da una pianta di ortica

    I punti dall’8 al 13 resteranno probabilmente una delle pagine più imbarazzanti della vita amministrativa di Codevilla.
    Sei interrogazioni praticamente identiche, costruite contro articoli pubblicati sull’ORTICA. Stesso stile. Stesse formule. Stessa impostazione. Stesse imprecisioni. Una scena surreale.
    Il Sindaco, incapace di accettare critiche e confronto, ha organizzato una sorta di monologo politico mascherato da dibattito democratico. Le interrogazioni sono state lette dai consiglieri di maggioranza. Le risposte sono state fornite dal Sindaco. I consiglieri si sono poi dichiarati “soddisfatti” delle risposte ricevute.
    Peccato che alla minoranza sia stata negata la possibilità di intervenire. In pratica: il Sindaco interrogava sé stesso, si rispondeva da solo e si autoassolveva. A quel punto abbiamo preso l’unica decisione possibile e dignitosa: lasciare l’aula.
    Non volevamo essere comparse di uno spettacolo indecoroso pagato dai cittadini.
    Il problema non è la critica politica. Il problema è l’idea distorta della democrazia che emerge sempre più spesso in Consiglio Comunale.
    Chi governa dovrebbe ascoltare anche chi la pensa diversamente. Dovrebbe rispettare il ruolo della minoranza. Dovrebbe accettare il confronto.
    A Codevilla, invece, si preferisce screditare, interrompere, negare la parola, riscrivere i fatti e trasformare il Consiglio Comunale in una rappresentazione a senso unico.
    Il Sindaco sembra ormai confondere l’autorevolezza con l’autoritarismo.
    Noi continueremo comunque a fare il nostro dovere. Continueremo ad essere il fastidio necessario per chi vorrebbe governare senza controlli, senza critiche e senza opposizione.
    E continueremo soprattutto a difendere il diritto dei cittadini ad essere informati.
    Perché la democrazia non si misura quando tutti applaudono. Si misura quando qualcuno osa dissentire.

  • La maestra Angela e la processione delle rose

    La maestra Angela e la processione delle rose

    Dagli anni ‘70 fino all’anno di chiusura delle elementari, se chiedi a un codevillese chi erano le maestre non ci sono dubbi sulla risposta. Le maestre erano la Vacchelli, Elsa Cristiani e Angela Delfitto.
    E’ proprio di Angela Delfitto che vogliamo parlare. Di famiglia cattolica e codevillese, si è formata presso le suore Benedettine di Voghera, dove si diploma maestra. In attesa del concorso Angela si allontana dai luoghi dove è nata e cresciuta cominciando a insegnare in Svizzera per poi rientrare in Italia proseguendo l’insegnamento in vari paesi della Lomellina. Finalmente, nei primi anni ‘70, arriva il tanto sospirato trasferimento e il ritorno a Codevilla.
    Il primo incarico in paese comprende due scuole. Oltre a Codevilla era infatti ancora attiva la pluriclasse (termine moderno che significa “unica sezione”) di Mondondone. Qui l’ambiente veniva scaldato da una stufa a legna con un camino dal tiraggio quantomeno rivedibile e la giovane maestra Angela ricordava spesso come il fumo, proveniente dalla combustione di legna piuttosto verde, quasi saturasse l’ambiente rendendo difficile anche la visuale degli alunni.

    Erano gli anni della “maestra unica” figura tanto cara ad Angela, che si sentiva responsabilizzata da quel ruolo e rispettata nella sua figura di educatrice.
    Come consuetudine di allora, Angela e le sue colleghe si impegnavano, nel loro tempo libero, nell’attività di catechiste. Quelli erano gli anni in cui in paese gli appuntamenti religiosi erano eventi di massa. In particolar modo, la processione del Corpus Domini. La Solemnitas Sanctissimi Corporis et Sanguinis Christi nasce per celebrare la reale presenza di Cristo nell’eucarestia, grazie a Giuliana di Cornillon, monaca agostiniana che viveva in Belgio e ad alcune sue visioni mistiche. Nel 1264 Papa Urbano IV l’ha accolta nella Chiesa dopo avere riconosciuto il miracolo di Bolsena, in cui un’ostia avrebbe sanguinato durante una messa. 
    Tutti avevano dei ruoli durante il Corpus Domini. Le mamme preparavano i cestini con il tulle e li riempivano con i petali delle rose. Chi abitava nelle vie dove passava la processione o esponeva i fiori, o abbelliva le finestre con l’esposizione di stendardi (in piazza, da Giulion)  o realizzava altari (come Montelio). 
    Il corteo, guidato da don Mensi, e in seguito dai parroci che poi gli sono succeduti, aveva come protagonisti i bimbi che, sapientemente guidati dalle loro catechiste, spargevano petali. Quei piccoli visi così dolci e agitati in vista del primo incontro con Gesù erano la ricompensa per il tanto lavoro svolto e i loro occhi, a volte smarriti, incontravano sempre un sorriso.
    L’impegnativa simbologia dell’eucarestia diventava leggera e festosa per i bambini grazie alle modalità della celebrazione e al periodo, compreso tra la Pasqua e l’estate, in cui si cade la ricorrenza.

  • L’arte di pagare quello che gli altri ricevono in dono

    L’arte di pagare quello che gli altri ricevono in dono

    Gli altri comuni hanno avuto la Skultocity senza sborsare soldi pubblici

    Skultocity ovvero l’arte di pagare quello che gli altri ricevono in dono. Le Skultocity sono opere che l’artista Stefano Bressani sta realizzando per diversi comuni italiani, con l’intento di rappresentare l’identità del luogo e promuovere il territorio. 
    Dal punto di vista estetico richiamano lo stile pop di un altro artista pavese, Marco Lodola. Ma Lodola lavora con il plexiglass, Bressani con la stoffa. Un po’ come Alighiero Boetti che si faceva ricamare mappe del mondo negli anni ‘70 in Afghanistan.  Niente esotiche ricamatrici afghane per Bressani; le Skultocity sono realizzate tagliando tessuti di abiti comunemente venduti nei negozi. Altra differenza: le sue sono opere nate espressamente per una committenza pubblica e non per il circuito artistico. 

    A Voghera, per esempio, esistono figure del ‘900 come Silverio Riva, Ambrogio Casati, Paolo Sanvico, Alberto Nobile che potrebbero essere al centro di percorsi espositivi, progetti culturali. E invece non esiste neanche uno spazio che finalmente rimetta insieme questi personaggi scomparsi per ricomporre una storia collettiva andata dispersa. A Codevilla la Collezione “Maria Maddalena Rossi”, visitabile solo su appuntamento, potrebbe essere maggiormente pubblicizzata, mentre sul sito del comune si trova solo qualche riga e non troppo invitante. Perché non puntare su una rilettura in chiave di genere visto che i soggetti sono quasi sempre donne? Tra l’altro la Rossi, importante figura, deputata e padre anzi madre costituente, ha davvero donato opere di grande valore: Renato Guttuso, Antonietta Raphael, Mario Mafai, Afro, Aligi Sassu, Robert Carrol, Emilio Greco, Mimmo Rotella… 

    Anche a Grangesises, in Val Susa, esiste una Skultocity. E’ stato un locale Consorzio a comprare e donare l’opera al comune. Ne esiste un’altra a Varzi. Non abbiamo ricevuto lumi dall’amministrazione comunale ma la collocazione – la biblioteca – non fa pensare a un investimento sentito, ammesso che di investimento si sia trattato. A Grangesises invece la tengono in piazza. A Codevilla la Skultocity si trova nella sala del Consiglio comunale e viene riprodotta come logo in diverse comunicazioni istituzionali. Ma restano alcune domande: qual è il senso di questa non trascurabile spesa? Qual è l’utilità in termini di promozione del territorio? È soprattutto: perché distinguersi dagli altri comuni pagando quello che loro hanno avuto in regalo da soggetti terzi?

    Lasciamo stare per un momento il senso di un investimento di questo tipo in termini di promozione del territorio. Prima di tutto vengono fuori altri aspetti. Osservando quello che accade nei territori vicini — e non solo — emerge che queste opere di norma non vengono vendute direttamente, ma pagate da un altro soggetto o donate. Per l’elenco di quelle realizzate, l’autore rimanda al sito personale.
    La prima Skultocity, quella che raffigura Matera, come mi spiega Bressani, è stata donata nel 2019 quando la città era capitale europea della cultura. Matera, dice, ha inserito l’opera nella collezione del museo di Palazzo Lanfranchi. L’autore ha avuto, come dichiara, un ritorno di immagine di livello internazionale, che gli è servito ad avviare il progetto. Attualmente la Skultocity dedicata a Matera è conservata in una sala del museo non esposta al pubblico ma visibile solo su appuntamento. Nell’elenco delle Skultocity presente sul sito dell’artista figura anche Milano. Il comune di Milano, da noi interpellato, dopo una “ricerca approfondita”, “negli archivi dell’Arte Pubblica e dell’Arredo Urbano”, nega di avere acquisito alcuna opera di Bressani a titolo gratuito oppure oneroso.
    Da Matera a Voghera: arriviamo all’ultima realizzazione. Come per altre opere si parla di “dono” ma Bressani spiega di non avere donato alcuna opera a parte quella di Matera. Si tratta dunque di una formula retorica che spesso viene ripresa senza approfondire da vari mezzi d’informazione. La Skultocity dedicata a Voghera sarà presentata in occasione della festa cittadina, la Sensia, il 18 maggio. Da quanto risulta l’opera non è stata pagata dal Comune ma dall’Asm, l’azienda che gestisce i principali servizi pubblici locali. A Cava Manara sono intervenuti soggetti privati, nello specifico un negozio di abbigliamento, “Melzi”, per festeggiare i 55 anni di attività. A Codevilla invece sono stati spesi 10.000 euro di denaro pubblico, divisi in due tranche da 5.000 a breve distanza una dall’altra. L’approvazione in un’unica soluzione avrebbe comportato un iter più rigido. Ma fermarsi qui sarebbe riduttivo e veniamo all’aspetto messo da parte all’inizio: il problema non è tanto aver pagato qualcosa che altri hanno ricevuto in dono o si sono fatti donare da soggetti terzi.
    Il problema è cosa si è deciso di pagare. Le Skultocity sono opere dichiaratamente seriali: cambia il nome del comune, cambiano alcuni dettagli paesaggistici e architettonici, ma il linguaggio resta sostanzialmente lo stesso. Colori accesi, una luna sullo sfondo, una cifra estetica replicabile per cui Matera diventa simile a Codevilla, mentre nella realtà non risulta che intorno a Mondondone ci siano case-grotta. Questo stile, decorativo e uniforme, richiama un immaginario da produzione seriale, da oggetto piacevole e colorato di gusto contemporaneo. Non vogliamo entrare nella critica del gusto, dove la serialità e la riconoscibilità sono un pregio per l’artista, ma restare sul pezzo: sfugge il senso per cui le Skultocity sarebbero uno strumento di promozione territoriale tale da meritare un investimento di diecimila euro. Una cifra del genere non sarebbe stato meglio spenderla per valorizzare quello che si ha o si potrebbe avere gratis e rappresenta l’identità e la storia locale?

    Skultocity – Codevilla

  • Codevilla, la “Panchinopoli” dell’Oltrepò

    Codevilla, la “Panchinopoli” dell’Oltrepò

    Dalle iniziali del sindaco alla Big Bench finanziata dal Comune

    AGGIORNAMENTO 17/05/2026

    Codevilla si potrebbe chiamare “Panchinopoli”, tra mille virgolette e buttandola sul ridere, come la Paperopoli disneyana, non certo nel senso corruttivo a cui il termine potrebbe far pensare, perché non c’è nulla che abbia a che vedere con vicende di quel tipo.
    Qui usiamo il termine panchinopoli nel senso ironico di “città delle panchine”. A Codevilla, tra panchine giustamente dedicate ai temi dell’inclusione, della violenza sulle donne, ci sono anche panchine un po’ anomale. Come quella dove troviamo la sigla MD. Trattasi di panchina del XVI secolo? Manufatti del famoso Rinascimento codevillese? La sigla non è in realtà un riferimento a una data in numeri romani, dove MD indicherebbe il 1500, come avviene talvolta nelle iscrizioni monumentali, ma le iniziali del sindaco, Marco Dapiaggi.

    E poi c’è la panchina gigante a Mondondone. Fa parte del progetto Big Bench, gestito da una fondazione e creato da un famoso designer di auto americane, che è stato il capo del centro stile della Fiat e della BMW e oggi collabora con un marchio cinese. Si chiama Chris Bangle, viene dall’Ohio e abita in una cascina nel cuneese, che è un po’ il centro del suo lavoro creativo oggi. Dopo avere oscillato tra Torino e Monaco, ha deciso di fermarsi nelle montagne intorno a Cuneo.
    Lo scopo delle Big Bench è quello di creare un’attrazione per un territorio, soprattutto se un po’ fuori dalle principali rotte turistiche, per promuoverne lo sviluppo. Le panchine giganti hanno avuto un buon successo e hanno creato una rete con tanto di passaporti per chi ne ha visitate alcune, relativi timbri, geolocalizzazione su una mappa digitale e così via. Un circuito turistico.
    Ce n’è una anche a Mondondone. La realizzazione è avvenuta formalmente con fondi privati ma, nella realtà, con l’ausilio “indiretto” di fondi pubblici, in contrasto con i principi del Big Bench Community Project, la fondazione delle panchine giganti. Il principio base voluto da Chris Bangle e dichiarato molto nitidamente è questo: “NO FONDI PUBBLICI”. Sta scritto in cima al regolamento e in maiuscolo. Cioè non un soldo pubblico, né fondi locali, né nazionali, né europei, deve essere speso per le panchine. Perché altrimenti qualcuno potrebbe dire chessò: il tetto della scuola crolla e non si fa niente per aggiustarlo perché non ci sono i soldi, mentre si spendono in una panchina gigante. Principio molto chiaro e condivisile. Lo ha spiegato lo stesso Bangle nel corso di varie interviste. Senonché in Italia niente è come sembra e la linea più breve tra due punti è l’arabesco, come diceva Longanesi.

    Big Bench 139 – Codevilla fraz. Mondondone

    Guarda caso il comune di Codevilla ha fatto una delibera nel 2022 per sostenere la realizzazione della panchina non direttamente, ma conferendo dei soldi, 560 euro per la precisione, a un’associazione, Codevilla Attiva. Nella delibera c’è proprio scritto che i soldi verranno utilizzati per varie spese relative alla panchina. Aggiungiamo come se non bastasse tutto questo che Codevilla Attiva è il movimento politico del sindaco. Le voci di spesa sono: passaporti, timbri, cartello scarico responsabilità, frecce direzionali e costi di iscrizione alla Big Bench Community e spedizione.

    “Panchinopoli”

    Abbiamo sentito la fondazione a cui fa capo il progetto Big Bench che rimanda la palla a Codevilla sostenendo di avere ricevuto i fondi da un’associazione e non dal comune: “La Big Bench è stata costruita con fondi di uno sponsor e alla Fondazione è arrivato, per il pacchetto di materiali legati alla big bench, un versamento da un’associazione e non dal comune. Chiederei pertanto di rivolgersi al Sindaco per la questione della delibera che mi ha inviato, in quanto è una questione legata a interventi Comune-Associazione che non hanno nulla a che vedere con noi”.
    L’articolo del regolamento del progetto Big Bench è il seguente: “La Grande Panchina deve essere costruita grazie a fondi o manodopera volontaria; nessun fondo pubblico (né comunale, né italiano, né della Comunità Europea) può essere usato per realizzare l’installazione”.
    Ora, è evidente che il principio, la cosiddetta ratio legis, esprit de loi che dir si voglia è molto semplice: non devono essere spesi soldi pubblici per “realizzare l’installazione”. Che poi vengano spesi per la panchina in sé e per sé o per quello che le ruota intorno non cambia nulla. È come se si dicesse che non devono essere spesi soldi pubblici per la costruzione di una certa casa, ma poi si usano per il giardino, la cassetta della posta o gli atti burocratici inerenti alla gestione amministrativa dell’immobile. Cosa cambia dal punto di vista della sostanza?
    E infatti sarà una coincidenza che l’amministrazione comunale, ben consapevole di questo regolamento, ha conferito i soldi non direttamente alla fondazione, alla Big Bench Community Project, ma all’associazione Codevilla Attiva, che a sua volta li ha trasferiti alla fondazione? Il regolamento, peraltro, è molto semplice e non fa distinzioni tra spese di contorno e spese per la costruzione della panchina in sé e per sé, perché non avrebbe senso, ma parla di “realizzazione della installazione”. Quindi è evidente che si riferisca all’operazione nel suo complesso.
    Dopodiché si può anche capire che la fondazione non voglia alimentare polemiche e quindi preferisca smussare gli angoli in modo un po’ democristiano, ma questo non toglie che Codevilla sia un po’ “Panchinopoli”, nel senso di paese delle panchine, con varie curiosità e anomalie, come le iniziali del sindaco sulla panchina, che non si è mai vista (un caso di culto della personalità, si sarebbe detto in Unione Sovietica), oltre ovviamente alla vicenda della panchina gigante.

    MD (Marco Dapiaggi – Sindaco) 2022 – PANCHINA MARCHIATA – CODEVILLA